L'amministrazione Trump sta valutando un possibile salvataggio finanziario per Spirit Airlines, una delle compagnie aeree low cost più discusse degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il governo federale starebbe considerando un prestito fino a 500 milioni di dollari, che potrebbe includere anche l'acquisizione di warrants per una quota significativa della società.
Le discussioni coinvolgono il Dipartimento dei Trasporti e il Dipartimento del Commercio, ma al momento non è stato ancora preso alcun accordo definitivo.
Spirit Airlines, nota per i suoi servizi minimali e per le critiche dei passeggeri, si trova in una situazione finanziaria critica dopo aver dichiarato il secondo fallimento in meno di un anno. La compagnia non è ancora riuscita a riprendersi completamente dalla pandemia di Covid-19, con costi e salari in aumento, mentre i prezzi del carburante hanno ulteriormente aggravato la sua situazione.
Il settore del trasporto aereo nazionale è diventato sempre più saturo, e un richiamo dei motori degli aerei Airbus nel 2023 ha peggiorato le cose. A ciò si aggiunge il fallimento della fusione con JetBlue Airways, bloccata nel 2024. Tra marzo e giugno 2025, Spirit ha registrato una perdita di 257 milioni di dollari, dopo essere uscita dal primo fallimento. Poco dopo, la compagnia ha presentato istanza di fallimento per la seconda volta.
Durante un'intervista con CNBC, il presidente Trump ha espresso preoccupazione per la situazione dell'azienda, suggerendo un possibile intervento federale.
«Spirit è in difficoltà. Ci sono 14.000 posti di lavoro a rischio. Forse il governo federale dovrebbe intervenire».
Questa dichiarazione ha riacceso il dibattito su un eventuale salvataggio pubblico. L'ultima volta che il governo statunitense è intervenuto per sostenere le compagnie aeree è stato durante la pandemia di Covid-19, e prima ancora dopo gli attacchi dell'11 settembre. Entrambi gli interventi, però, erano rivolti all'intero settore, non a una singola compagnia.
Il segretario ai Trasporti, Sean Duffy, ha espresso dubbi sulla proposta di salvataggio, sottolineando che «non vogliamo buttare soldi buoni dopo quelli cattivi». Duffy ha aggiunto: «Spirit ha ricevuto molti finanziamenti, ma non è ancora tornata in utile. Intervenire ora significherebbe solo posticipare l'inevitabile e assumersi la responsabilità di una compagnia che non riesce a essere redditizia».
Nonostante le riserve espresse, sembra che la decisione sia già stata presa a livello amministrativo, sollevando interrogativi sulle reali motivazioni dietro questo intervento. Esiste un interesse specifico da parte di Trump, di suoi alleati d'affari o di altri esponenti repubblicani nel mantenere Spirit Airlines in attività?