La Corte Suprema del Nevada ha respinto la causa per diffamazione promossa da John Matze, ex amministratore delegato di Parler LLC, contro il commentatore politico e conduttore radiofonico Dan Bongino. La decisione, presa dai giudici Kristina Pickering, Elissa Cadish e Patricia Lee, si basa sulla natura opinabile delle affermazioni di Bongino, che non possono essere considerate diffamatorie secondo la legge.
Le origini della controversia
Il caso nasce dalla rimozione di Matze dalla carica di CEO di Parler, piattaforma social nota per la sua promessa di tutelare la libertà di espressione. Dopo l’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021, Parler venne rimossa dagli store di Apple e Amazon a causa di accuse di aver favorito la diffusione di contenuti estremisti. In seguito a questa decisione, Matze venne licenziato e pubblicò un memorandum in cui spiegava le circostanze del suo allontanamento. Il documento venne poi diffuso dai media, tra cui Fox Business.
Le dichiarazioni di Bongino e la risposta legale
Dan Bongino, all’epoca commentatore politico, conduttore radiofonico e azionista di Parler, rispose pubblicamente con un video su Facebook Live. In esso, Bongino contestò la versione dei fatti fornita da Matze, sostenendo che le sue affermazioni fossero false e che alcune decisioni “molto negative” prese “da persone interne” avessero portato alla deplatforming della piattaforma, compromettendone la stabilità. Secondo Bongino, lui e i suoi colleghi erano più impegnati a difendere la libertà di parola e la stabilità del prodotto rispetto a Matze.
Matze citò Bongino per diffamazione, ma i giudici della Corte Suprema del Nevada hanno stabilito che le sue dichiarazioni rientrano nella categoria delle opinioni, non dei fatti verificabili. La sentenza sottolinea che, per determinare se una dichiarazione sia un’opinione o un fatto, occorre valutare se un osservatore ragionevole la interpreti come un’espressione di giudizio soggettivo piuttosto che come un’affermazione di fatto oggettivo.
La motivazione della sentenza
Nella motivazione, i giudici hanno evidenziato che le affermazioni di Bongino, prese nel loro complesso, riflettono una valutazione soggettiva piuttosto che un’affermazione di fatto. Nonostante Bongino avesse presentato le sue dichiarazioni come “la vera storia” e un tentativo di “correggere il record”, la Corte ha ritenuto che il nucleo delle sue affermazioni fosse rappresentato dalla convinzione che lui e altri membri di Parler fossero più impegnati di Matze nella tutela della libertà di espressione e della stabilità della piattaforma.
La sentenza cita anche precedenti giurisprudenziali, come Herring Networks, Inc. v. Maddow (9° Circuito, 2021), in cui si afferma che in contesti politici le dichiarazioni sono più facilmente interpretabili come opinioni piuttosto che come fatti. I giudici hanno concluso che Bongino ha soddisfatto l’onere della prova, dimostrando che le sue affermazioni non potevano essere considerate diffamatorie.
Implicazioni per il dibattito sulla libertà di espressione
La sentenza rappresenta un precedente significativo nel dibattito sulla libertà di espressione online e sulla responsabilità dei commentatori politici. Stabilisce un limite chiaro tra affermazioni opinabili e dichiarazioni diffamatorie, sottolineando come il contesto politico possa influenzare l’interpretazione delle parole pronunciate in pubblico. Per Bongino, la vittoria legale rafforza la sua posizione come voce critica nei confronti delle piattaforme social e delle loro politiche di moderazione dei contenuti.