Elon Musk ha assunto in tribunale questa settimana il ruolo di principale sostenitore della sicurezza dell’intelligenza artificiale, contrapponendosi a OpenAI, che definisce un’organizzazione "consumata dal profitto" e oggetto della sua causa legale.
Il cuore della questione: secondo Musk, il vero pericolo per l’umanità non è l’IA in sé, ma chi la controlla per fini economici. Tuttavia, OpenAI ribatte che Musk stesso accettava un modello a scopo di lucro quando riteneva di poter esercitare un’influenza diretta sull’organizzazione.
La risoluzione di questo contrasto su motivazioni e coerenza potrebbe essere decisiva per l’esito della causa intentata dall’uomo più ricco del mondo contro OpenAI, Sam Altman, Greg Brockman e Microsoft.
Le dichiarazioni di Musk in tribunale
Musk è stato il primo testimone nel processo contro OpenAI. Durante l’interrogatorio del suo avvocato, Steven Molo, ha sostenuto che l’unico modo per evitare che l’IA "ci uccida tutti" sia impedirne l’uso commerciale. Ha poi ammesso che anche la sua società, xAI, è un’impresa a scopo di lucro.
Musk non ha potuto approfondire il tema poiché SpaceX, che ha recentemente acquisito xAI, si trova in un periodo di silenzio regolamentare in vista di una futura offerta pubblica.
Ha poi esposto le sue preoccupazioni sui rischi dell’IA, ripercorrendo una sua affermazione ricorrente: OpenAI non esisterebbe se Larry Page, cofondatore di Google, non lo avesse definito "specista", accusandolo di anteporre la sopravvivenza umana a quella di una possibile IA senziente. Musk ha anche affermato di aver incontrato l’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel 2015, per metterlo in guardia sui pericoli dell’IA.
"Volevo solo avvertirlo", ha dichiarato sotto giuramento. Ha inoltre sostenuto di aver discusso di sicurezza dell’IA con "chiunque fosse disposto ad ascoltarmi". "È un guastafeste", gli avrebbe detto suo fratello.
Secondo Musk, l’unica via per garantire la sicurezza è che chi sviluppa l’Intelligenza Generale Artificiale (AGI) non sia vincolato dalla necessità di generare profitti.
La versione di OpenAI: Musk più interessato al profitto che alla sicurezza
Durante il controinterrogatorio, l’avvocato di OpenAI, William Savitt, ha presentato una versione opposta. Invece di contestare le preoccupazioni di Musk sull’AGI, Savitt ha sottolineato come anche lui fosse interessato ai guadagni derivanti da questa tecnologia, forse più dello stesso team di OpenAI.
Attraverso ore di domande, Savitt ha suggerito che le preoccupazioni di Musk sulla sicurezza dell’IA diventavano più acute quando altri prendevano il controllo della situazione.
Ha inoltre messo in dubbio l’immagine di Musk come "paladino della sicurezza e della regolamentazione". "Solo lei ha mai affermato che il suo incontro con il presidente Obama riguardasse la sicurezza dell’IA?", gli ha chiesto Savitt.
Il caso Grok: un elemento trascurato
Finora, nel processo non è stato affrontato il comportamento del chatbot Grok, sviluppato da xAI, che ha più volte pubblicato messaggi razzisti, generato immagini non consensuali di adulti e creato contenuti espliciti con minori. OpenAI e Microsoft potrebbero evitare di sollevare questo argomento, data la complessità giuridica legata al comportamento dei chatbot.
Savitt ha accennato ai problemi di Grok, suggerendo che il modello fosse stato addestrato su contenuti razzisti e sessisti. Musk ha replicato: "Leggere qualcosa di razzista o sessista non significa diventare razzista o sessista".
Il dibattito sulle reali motivazioni di Musk e sulla sua coerenza potrebbe quindi rivelarsi cruciale per l’esito della causa.