La Gen Z non è un monolite: la pandemia ha creato due sottogruppi distinti

La Gen Z non è un'unica generazione, ma due sottogruppi ben definiti, separati dalla pandemia. Secondo recenti ricerche, i più giovani stanno mostrando un cambiamento radicale nelle loro preferenze politiche, allontanandosi dall'amministrazione attuale. Questo fenomeno solleva interrogativi cruciali su come politici e istituzioni interpretano le dinamiche di questa generazione.

Gen Z 1.0 e Gen Z 2.0: due realtà diverse

Rachel Janfaza, autrice della newsletter The Up and Up, ha coniato i termini Gen Z 1.0 e Gen Z 2.0 per descrivere la divisione all'interno della generazione. Secondo la sua analisi:

  • Gen Z 1.0: ha concluso le superiori prima della pandemia, cresciuta senza TikTok e con il movimento Black Lives Matter come parte integrante della cultura giovanile.
  • Gen Z 2.0: ha vissuto gli anni scolastici durante la pandemia, segnati da mascherine, quarantene e didattica a distanza.

Janfaza sottolinea che

«Nessun'altra generazione nella storia moderna ha vissuto una pandemia di questa portata, e nessun'altra generazione ha visto cambiare così rapidamente il proprio modo di comunicare e di interagire con la cultura».

Un cambiamento politico inaspettato

Secondo Amanda Edelman, responsabile del Gen Z Lab di Edelman, la Gen Z 1.0 si è formata durante il primo mandato di Trump e ha reagito contro la destra. Tuttavia, la Gen Z 2.0 sta mostrando una forte reazione opposta. I dati del sondaggio giovanile di Yale del 2026 rivelano che il 52% degli elettori tra i 18 e i 22 anni preferisce i Democratici alle elezioni congressuali, un'inversione di tendenza rispetto all'anno precedente, quando i Repubblicani erano in vantaggio di quasi 12 punti.

L'unica eccezione è rappresentata dagli uomini tra i 18 e i 22 anni, l'unico gruppo giovanile che si sta allontanando dai Democratici. Edelman spiega che questo spostamento non è dettato da una vera e propria adesione al conservatorismo, ma da una frustrazione verso lo status quo e da una ribellione generazionale.

Il sondaggio di Yale, tuttavia, presenta un campione che tende a essere più maschile, il che potrebbe influenzare i risultati. Inoltre, il 18% degli elettori più giovani rimane indeciso, suggerendo che le preferenze potrebbero ancora cambiare. Nonostante ciò, la tendenza generale di volatilità politica è evidente.

Le priorità dei giovani: economia e disillusione

Eli Kalberer, 17 anni, studente delle superiori e membro del programma New Voters 250 Fellow, afferma che i giovani sono attratti dai politici che riescono a stabilire un contatto autentico con loro.

«La capacità di un partito di dimostrare di essere in sintonia con i giovani, o di avere al suo interno rappresentanti giovani, ha un impatto enorme sul voto giovanile».
Kalberer cita come esempio l'entusiasmo generato dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, tra i giovani della Gen Z.

I giovani, secondo Kalberer, sono stanchi delle guerre culturali e preferiscono affrontare problemi concreti come l'aumento dei costi della vita e delle tasse universitarie.

Jess Siles, direttrice delle comunicazioni di Voters of Tomorrow e membro della Gen Z 1.0, sottolinea che la disillusione verso la democrazia attraversa l'intera generazione. Questo senso di delusione si riflette nelle scelte di voto e nelle modalità di organizzazione dei due sottogruppi.

La divisione generazionale si manifesta anche in altri ambiti, come l'intelligenza artificiale, le dinamiche di dating, la politica estera e la fiducia nelle istituzioni.

Fonte: Axios