L’intelligenza artificiale sta ridefinendo non solo il modo in cui i prodotti vengono realizzati, ma anche come vengono vissuti dagli utenti. In questo contesto, Samsung si sta riposizionando all’interno dell’ecosistema tecnologico globale. Durante la Design Week di Milano, Mauro Porcini, presidente e chief design officer dell’azienda sudcoreana, ha presentato il nuovo manifesto di design di Samsung, condividendo riflessioni sulla concorrenza con Apple e spiegando perché un brand noto per la sua leadership ingegneristica stia puntando su qualcosa di più difficile da misurare: come un prodotto fa sentire le persone.

Questo è un estratto dell’intervista rilasciata a Rapid Response, podcast prodotto dalla squadra di Masters of Scale e condotto da Bob Safian, ex direttore di Fast Company. Il programma offre conversazioni sincere con leader aziendali che affrontano sfide in tempo reale. Per non perdere le prossime puntate, è possibile iscriversi su qualsiasi piattaforma di podcast.

Tra due mondi: l’esperienza di Porcini tra Italia e Corea

Porcini, italiano trapiantato negli Stati Uniti e ora a capo del design di Samsung, ha sempre vissuto una condizione di outsider tra le comunità in cui si è trovato. Con il suo ruolo a Seoul, è diventato il primo presidente non coreano nella storia dell’azienda. Ma quanto conta essere un outsider, positivo o negativo? E come influenzare la cultura aziendale senza alienare chi l’ha costruita?

«Fin da bambino ho vissuto in una zona grigia, sospeso tra identità diverse» racconta Porcini. «Cresciuto al Nord Italia da genitori del Sud, in un’epoca in cui la divisione tra le due regioni era forte, non mi sentivo parte di nessun luogo. Neanche durante le vacanze al Sud mi sentivo a casa». Questa esperienza gli ha insegnato che le aree di confine possono essere terreno fertile per definire la propria identità.

Anche nel mondo del design e degli affari, Porcini ha sempre faticato a trovare un posto preciso. «I designer mi dicono che sono un uomo d’affari, gli uomini d’affari che sono un designer. Nessuno mi sente davvero parte del proprio mondo». Eppure, questa posizione ambivalente può essere un vantaggio: «Spesso le persone si sentono a disagio quando non hanno un’etichetta precisa. Io voglio trasmettere ai giovani che proprio in questi spazi intermedi si può costruire un’identità unica e originale».

Dall’Italia agli Stati Uniti: imparare a navigare tra le culture

Quando si è trasferito negli Stati Uniti, Porcini ha incontrato una cultura completamente diversa da quella italiana. «Molte cose mi sembravano strane, quasi aliene. Ma ho imparato che per avere successo bisogna analizzare sé stessi e la nuova cultura, comprendendo quali sono i punti di forza unici che si può portare».

La Corea del Sud, dove ora lavora, rappresenta un altro universo culturale. «La cultura coreana è estremamente organizzata, con una visione chiara dall’alto e una struttura che sa eseguire rapidamente. Se sfruttata nel modo giusto, questa capacità di azione rapida è estremamente potente». Tuttavia, il suo ruolo richiede di integrare una visione innovativa senza stravolgere le tradizioni che hanno reso Samsung un leader tecnologico.

Porcini sottolinea che il futuro della tecnologia non si basa solo su prestazioni o specifiche tecniche, ma sulla capacità di creare un legame emotivo con l’utente. «Samsung sta puntando su prodotti che non solo funzionano bene, ma che fanno sentire le persone in un certo modo. È questa la vera sfida del design contemporaneo».