Il più grave attentato in Inghilterra prima dell'11 settembre

Il 21 novembre 1974, l'IRA provvisoria fece esplodere due bombe in altrettanti pub di Birmingham, in Inghilterra. L'attacco, parte della campagna per cacciare i britannici dall'Irlanda, causò 21 morti e quasi 200 feriti, diventando il più sanguinoso attentato sul suolo inglese dai tempi dei razzi V-2 della Seconda guerra mondiale.

Sei innocenti condannati grazie a confessioni estorte

La polizia, in preda al panico, arrestò sei uomini irlandesi completamente estranei ai fatti. Sotto minacce e violenze, gli agenti li costrinsero a firmare confessioni false. Quando i sei contestarono la sentenza, il giudice Lord Denning, una delle figure più influenti della magistratura britannica, respinse il loro appello, ignorando le prove di abusi e la loro innocenza.

«Se questi uomini fossero assolti, significherebbe che la polizia ha mentito, usato violenza e ottenuto confessioni illegittime. Un'ipotesi così sconvolgente che nessun cittadino sensato potrebbe accettarla».

— Lord Denning, 1975

L'appello fu bloccato per evitare di mettere in luce le falle del sistema giudiziario britannico. Solo nel 1991, dopo 17 anni di carcere, i sei vennero finalmente assolti.

Una polizia erede del colonialismo

Fino agli anni '70, la maggior parte dei vertici della Metropolitan Police di Londra erano ex ufficiali militari con esperienza nelle colonie. Il loro approccio ricordava quello di una forza di occupazione: protezione dei potenti locali, indifferenza verso i crimini dell'élite e controllo sociale repressivo.

Un parallelo statunitense potrebbe essere il LAPD, noto per corruzione e metodi repressivi. Ma immaginiamo se il LAPD fosse anche l'unica forza antiterrorismo nazionale, oltre a essere responsabile della sicurezza di New York e Washington. Senza un organismo indipendente come l'FBI, le violazioni più gravi rimarrebbero impunite.

L'impero dimenticato: come il passato coloniale ha plasmato la Gran Bretagna moderna

Negli ultimi decenni, la Gran Bretagna ha cercato di cancellare il proprio passato imperiale. Storici come David Kynaston, autore di una monumentale tetralogia sulla Gran Bretagna post-1945, hanno dedicato migliaia di pagine alla storia del Paese senza mai menzionare l'impero, nonostante il suo ruolo centrale nell'economia, nella cultura e nella finanza.

Per decenni, nelle scuole britanniche si studiavano i Tudor e l'antica Roma, ma poco o nulla sull'impero britannico in India. I profitti coloniali finanziarono il welfare state, orgoglio nazionale costruito su basi instabili. Quando questi introiti crollarono negli anni '70, la crisi portò all'ascesa del thatcherismo, che smantellò lo stato sociale e l'industria, lasciando la classe lavoratrice senza protezioni.

La nuova funzione della Gran Bretagna: paradiso fiscale per ricchezze rubate

Come osservò Dean Acheson nel 1962, «la Gran Bretagna aveva perso un impero ma non aveva trovato un ruolo». Negli anni '90, però, lo trovò: divenne il centro europeo per il riciclaggio, la custodia e la spesa di ricchezze sottratte all'ex Unione Sovietica. Un business che ha creato posti di lavoro per avvocati, banchieri, scuole private e altri servizi di lusso per i ricchi.