Un giudice federale di New York ha archiviato una richiesta di provvedimento cautelare temporaneo contro i prodotti che utilizzano il marchio "Don't Care Bears" abbinato a immagini di marijuana, riconoscendo potenziali difese basate sul parody e sul fair use.
Nella sentenza emessa mercoledì dal giudice Arun Subramanian del tribunale distrettuale meridionale di New York (S.D.N.Y.) nel caso Those Characters from Cleveland, LLC v. Schedule A Defendants, il tribunale ha rilevato che il ricorrente non ha fornito prove sufficienti per superare le possibili eccezioni di libertà di espressione e uso lecito avanzate dai convenuti.
Il ricorrente, titolare dei diritti sui Care Bears, aveva fatto affidamento sulla recente decisione della Corte Suprema statunitense nel caso Jack Daniel's Props., Inc. v. VIP Prods. LLC (2023), in cui la Corte aveva negato la difesa basata sul First Amendment per un giocattolo canino che riproduceva la forma di una bottiglia di whiskey. Tuttavia, il giudice ha evidenziato una differenza sostanziale: nel caso dei "Don't Care Bears", i prodotti non utilizzano i marchi dei Care Bears come indicatori di provenienza commerciale, né somigliano ai prodotti originali.
Al contrario, i prodotti contestati presentano orsi stilizzati in modi diversi: alcuni indossano fiocchi, altri richiamano il personaggio di Corduroy, altri ancora sono orsi deformi che sembrano aver consumato marijuana. Secondo il giudice, l'uso di termini come "Care" e "Bear" appare più come parte di una frase che come un marchio commerciale.
Il tribunale ha inoltre respinto l'argomento del ricorrente secondo cui l'uso del marchio sarebbe esclusivamente una forma di commento culturale. La sentenza sottolinea che, almeno in parte, i prodotti potrebbero essere interpretati come una parodia dei personaggi dei Care Bears, trasformati in orsi che fumano marijuana, in contrasto con l'immagine originale di amicizia e positività.
Per quanto riguarda le rivendicazioni di violazione del marchio, il giudice ha concluso che non sussistono elementi sufficienti per una violazione diretta. Tuttavia, la sentenza non stabilisce in modo definitivo se i convenuti potrebbero prevalere su una difesa basata sul fair use o sulla libertà di espressione in un giudizio completo. Il caso rimane aperto a ulteriori sviluppi processuali.