Ogni anno, negli Stati Uniti, il numero di vittime della strada è pari alla capienza di uno stadio di baseball: 36.742 persone. Un dato impressionante che, per la prima volta, potrebbe essere drasticamente ridotto grazie alle auto a guida autonoma. Tuttavia, la loro diffusione è frenata da una battaglia politica al Congresso, dove due proposte di legge opposte rischiano di paralizzare il settore.
Da un lato, il SELF DRIVE Act, approvato a febbraio da una sottocommissione della Camera con un voto di 12 a 11, mira a liberalizzare il mercato delle auto autonome. La proposta, che attende ora l’esame della commissione plenaria, permetterebbe alle aziende di immettere fino a 90.000 veicoli autonomi sulle strade pubbliche, rispetto ai 2.500 attuali. I produttori dovrebbero certificare autonomamente la sicurezza dei propri sistemi, basandosi su una “safety case”, ovvero un’analisi strutturata che dimostri il basso rischio di incidenti.
Dall’altro lato, il Stay in Your Lane Act, presentato al Senato dai senatori democratici Ed Markey e Richard Blumenthal, propone un approccio opposto. La legge richiederebbe ai produttori di definire un “dominio di progettazione operativa” (ODD), ovvero le condizioni specifiche in cui il sistema di guida autonoma può operare in sicurezza, vietandone l’uso al di fuori di tali parametri.
Le alleanze inaspettate: “bootleggers e Baptists”
La contrapposizione tra le due proposte riflette un fenomeno politico ben noto agli studiosi di regolamentazione: le alleanze tra interessi opposti, teorizzate dall’economista Bruce Yandle con il termine “bootleggers e Baptists”. I “Baptists” rappresentano i sostenitori ideologici, che forniscono legittimità pubblica alle norme, mentre i “bootleggers” sono gli interessi economici che traggono vantaggio dalla regolamentazione e ne sostengono l’approvazione.
Nel caso delle auto autonome, entrambe le proposte si presentano come misure di sicurezza, ma dietro di esse si celano interessi diversi. Il SELF DRIVE Act, sostenuto da aziende tecnologiche e produttori di veicoli, punta a una diffusione rapida per cogliere i benefici economici. Il Stay in Your Lane Act, invece, trova appoggio in sindacati e politici locali preoccupati per la sicurezza e l’impatto occupazionale.
La sicurezza al centro del dibattito (o no?)
Nonostante entrambe le parti invochino la sicurezza come motivazione principale, nessuna delle due proposte sembra basarsi su dati concreti che potrebbero risolvere il dibattito. Il SELF DRIVE Act si affida alla autocertificazione dei produttori, mentre il Stay in Your Lane Act introduce vincoli operativi senza però definire standard tecnici chiari. In questo scenario, il Congresso rischia di approvare una legge che risponde più agli interessi delle parti in causa che alla reale esigenza di tutelare la sicurezza pubblica.
Intanto, le vittime della strada continuano a contarsi ogni anno, mentre la tecnologia delle auto autonome rimane in attesa di una regolamentazione equilibrata e basata su evidenze concrete.