La Corte Suprema dell'Arizona ha emesso una sentenza storica che chiarisce come la legge contro le molestie penali possa applicarsi anche a dichiarazioni negative rivolte a terzi, come datori di lavoro o autorità scolastiche, pur di danneggiare una persona specifica.

Secondo la legge statale, una persona commette molestie penali (reato di classe 1) se, con intento deliberato e in modo ripetuto, compie atti che molestano un'altra persona o se entra in contatto con essa tramite comunicazioni verbali, elettroniche, scritte o di altro tipo. Il termine "molestare" include condotte che, pur escludendo manifestazioni legittime come proteste o assemblee, siano dirette verso una persona specifica e causino, o siano idonee a causare, serio allarme, fastidio, umiliazione o stress psicologico.

La sentenza del 2023 nel caso Hernandez v. Loarca, emessa all'unanimità sotto la presidenza del giudice Timmer, ha esteso l'applicazione della norma anche a comunicazioni indirette. La vicenda riguardava una coppia con una figlia in comune: Briana Hernandez aveva ottenuto un ordine di protezione contro Luis Loarca, accusandolo di molestie per aver fatto dichiarazioni negative su di lei alla maestra e al preside della scuola della figlia, dove lavorava anche la donna.

La Corte ha stabilito che le comunicazioni possono essere "dirette" alla vittima anche quando trasmesse a terzi, se il loro scopo è provocare conseguenze avverse. Se tali affermazioni, anche vere, sono idonee a causare serio disagio psicologico a una persona ragionevole nella posizione della vittima, e in effetti lo provocano, costituiscono molestie penali.

La decisione sottolinea che la legge non limita il destinatario della comunicazione alla vittima stessa. Secondo la Corte, il reato si configura indipendentemente dal percorso di trasmissione della comunicazione, come confermato dalla sottosezione (A)(1) della legge, che punisce chiunque "provoca una comunicazione con un'altra persona", non necessariamente con la vittima.

La Corte ha inoltre rifiutato di limitare l'applicazione della norma solo ai casi di richieste esplicite di conseguenze negative, aprendo la strada a interpretazioni più ampie. Secondo i giudici, anche accuse vere, come quella di tradimento, potrebbero rientrare nella fattispecie di molestie penali, se idonee a causare serio disagio psicologico.

Questa sentenza rappresenta un importante precedente per la tutela della privacy e della reputazione individuale, ma solleva anche questioni sulla libertà di espressione e sui limiti della responsabilità penale per dichiarazioni potenzialmente lesive.

Fonte: Reason