La diffusione, nel weekend, di memorie interne della Corte Suprema degli Stati Uniti ha riacceso il dibattito su uno dei temi più controversi degli ultimi anni: il Clean Power Plan. Tuttavia, gran parte delle analisi pubblicate finora ha trascurato il contesto giuridico e storico che ha portato alla redazione di questi documenti.
Come esperto di diritto amministrativo e ambientale, ritengo fondamentale ripercorrere gli eventi che hanno preceduto la ricezione di queste memorie da parte della Corte. L’amministrazione Obama, dopo il fallimento del Congresso nel varare una legge sul cambiamento climatico, aveva intrapreso una strategia aggressiva per integrare il Clean Air Act con norme volte a regolamentare le emissioni di gas serra. Il provvedimento più ambizioso in questa direzione fu rappresentato dalle cosiddette “Timing and Tailoring Rules”, con cui l’EPA non solo cercò di modificare i limiti numerici di emissione previsti dalla legge, ma anche di rendere tali modifiche immuni da qualsiasi controllo giudiziario.
Questa mossa ebbe successo presso il D.C. Circuit, ma non davanti alla Corte Suprema, che nel caso UARG v. EPA (2014) respinse la maggior parte delle argomentazioni dell’agenzia. L’anno successivo, la Corte bocciò anche le regole sulle emissioni di mercurio in Michigan v. EPA, nonostante i funzionari dell’EPA avessero dichiarato pubblicamente che la semplice minaccia di una regolamentazione aveva indotto le imprese a conformarsi, rendendo irrilevante la sentenza.
In una delle memorie rese pubbliche, il Chief Justice Roberts sottolinea come i funzionari dell’EPA si vantassero di aver imposto costi di compliance per miliardi di dollari semplicemente minacciando l’applicazione di una regola illegale. Inoltre, secondo il Chief Justice, l’agenzia aveva già annunciato l’intenzione di ripetere questa strategia con il Clean Power Plan.
È importante precisare che queste affermazioni non sono emerse da fonti esterne, ma erano già presenti nelle motivazioni scritte depositate presso la Corte (disponibili pubblicamente qui), senza bisogno di ricorrere a documenti riservati.
Le richieste di sospensione: un precedente senza precedenti
Sebbene le richieste di sospensione presentate alla Corte Suprema rappresentassero un caso senza precedenti, lo stesso valeva per il contesto in cui vennero avanzate. Come ho sottolineato in precedenti analisi, il Clean Power Plan non era una bozza o una proposta, ma una regola definitiva, pubblicata nella Federal Register.
Secondo il Administrative Procedure Act (APA), le regole più importanti non possono entrare in vigore prima di 60 giorni dalla pubblicazione. Inoltre, la Sezione 705 dell’APA consente ai tribunali di sospendere l’efficacia di una regolamentazione per preservare lo status quo durante il processo di revisione giudiziaria. Le richieste di sospensione presentate da 27 Stati e da numerose associazioni di categoria, imprese e sindacati furono depositate entro due settimane dalla pubblicazione della regola, proprio per evitare investimenti precauzionali in vista della sua applicazione.
Questa situazione rappresenta una differenza sostanziale rispetto ad altre cause contro azioni dell’esecutivo attualmente in corso nei tribunali statunitensi. Come sottolinea Taraleigh Davis su SCOTUSBlog, le memorie pubblicate gettano nuova luce su ciò che rivelano — e soprattutto su ciò che non rivelano — riguardo al modo in cui la Corte Suprema gestisce le richieste di sospensione d’urgenza.