Lo studio che collega i media conservatori a una maggiore diffidenza vaccinale

Un nuovo studio condotto dalla Johns Hopkins University ha evidenziato un legame preoccupante tra le abitudini mediatiche delle persone e la loro fiducia nei vaccini. Secondo i ricercatori, chi segue abitualmente fonti di informazione di estrema destra – come Breitbart, Newsmax e Zero Hedge – ha oltre il doppio delle probabilità di essere scettico nei confronti del vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) rispetto a chi non si informa su questi canali.

I dati chiave della ricerca

Lo studio, pubblicato sulla rivista Vaccine, ha coinvolto 2.970 adulti statunitensi intervistati nell’agosto 2025, in un periodo in cui i casi di morbillo negli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record. I risultati mostrano che:

  • Il 39% degli scettici si identifica con il Partito Repubblicano, contro il 27% dei non scettici;
  • Il 43% degli scettici aderisce al movimento Make America Healthy Again, rispetto al 27% dei non scettici;
  • Il 62% degli scettici ha meno di 44 anni, ed è più probabile che sia genitore;
  • Le minoranze etniche, le persone a basso reddito e con un livello di istruzione inferiore risultano più diffidenti verso i vaccini.

Le fonti di informazione meno affidabili

Gli adulti scettici tendono a evitare le fonti sanitarie ufficiali e a preferire canali alternativi come:

  • Social media e influencer sanitari;
  • Newsletter e siti web di medicina alternativa (ad esempio, Children’s Health Defense);
  • Fonti di informazione non istituzionali.

Secondo Lauren Gardner, direttrice del Center for Systems Science and Engineering della Johns Hopkins e autrice principale dello studio,

«I nostri dati mostrano che le abitudini mediatiche non sono neutre: dove e come le persone scelgono di informarsi influisce direttamente sulle loro convinzioni sanitarie».

Il contesto: morbillo in aumento e coperture vaccinali in calo

Nel 2025, gli Stati Uniti hanno registrato oltre 2.000 casi di morbillo in 43 stati, il numero più alto dal 2000, quando la malattia era stata dichiarata eradicata. Quasi tutti i casi hanno riguardato persone non vaccinate. Il fenomeno è legato al calo delle coperture vaccinali registrato dopo la pandemia di COVID-19: la copertura tra i bambini scolaretti si attesta al 93%, ben al di sotto della soglia del 95% necessaria per garantire l’immunità di gregge.

Precedenti ricerche avevano già evidenziato che gli adulti che si informano su social media e fonti non ufficiali tendono a essere più diffidenti nei confronti delle vaccinazioni pediatriche. Tuttavia, questo studio è il primo a esplorare in modo sistematico il rapporto tra abitudini mediatiche generali e convinzioni vaccinali.

Chi sono gli scettici e perché diffidano

Dall’indagine emerge che gli scettici verso il vaccino MPR sono generalmente:

  • Più giovani (il 62% ha meno di 44 anni);
  • Più propensi a essere genitori;
  • Più conservatori politicamente;
  • Più inclini a seguire movimenti anti-vaccinisti come Make America Healthy Again.

Nonostante l’87% dei partecipanti affermi di seguire le notizie, la qualità delle fonti fa la differenza: chi si affida a media di parte o a canali non istituzionali risulta molto più incline a dubitare dell’efficacia e della sicurezza dei vaccini.

Le implicazioni per la salute pubblica

I risultati dello studio sottolineano l’urgenza di strategie di comunicazione mirate per contrastare la disinformazione. Secondo gli autori, è fondamentale che le istituzioni sanitarie e i media tradizionali lavorino insieme per:

  • Rafforzare la fiducia nelle fonti ufficiali;
  • Contrastare la diffusione di fake news sui vaccini;
  • Promuovere campagne informative basate su dati scientifici.

«In un’epoca in cui tutti sono online, la scelta delle fonti di informazione non è neutra», conclude Gardner. «Questo studio dimostra che la disinformazione può avere conseguenze reali sulla salute pubblica».