Meta è sotto accusa per le sue pratiche pubblicitarie. La Consumer Federation of America (CFA), un'associazione no-profit, ha presentato una class action contro l'azienda, accusandola di aver ingannato gli utenti di Facebook e Instagram riguardo alla presenza di pubblicità truffaldine sulle sue piattaforme.

La denuncia, riportata per prima da Wired, sostiene che Meta abbia violato le leggi sulla tutela dei consumatori a Washington D.C., mettendo i profitti davanti alla sicurezza degli utenti. Secondo la CFA, l'azienda avrebbe permesso la diffusione di annunci pubblicitari ingannevoli, tra cui quelli che promettono un "iPhone governativo gratuito" o assegni da 1.400 dollari per persone nate in determinati anni. Molti di questi annunci utilizzano anche video generati con l'intelligenza artificiale.

La CFA ha incluso nella sua denuncia diversi esempi di pubblicità truffaldine rinvenute nella libreria pubblicitaria di Meta. Tra queste, spiccano anche annunci che promettono premi in denaro o dispositivi tecnologici a condizioni irrealistiche, progettati per attirare vittime ignare.

Le accuse della CFA arrivano dopo che, lo scorso anno, Reuters aveva pubblicato documenti interni che rivelavano come Meta guadagnasse miliardi grazie a pubblicità che promuovevano truffe e prodotti illegali. Il report aveva anche evidenziato come i processi interni dell'azienda rendessero più difficile per i suoi stessi dipendenti contrastare gli inserzionisti malevoli.

Le politiche di Meta: profitto a discapito della sicurezza?

Secondo la denuncia della CFA, Meta avrebbe adottato politiche che favoriscono i profitti a discapito della sicurezza degli utenti. Invece di vietare gli inserzionisti considerati ad alto rischio – come fa Google – Meta li penalizza economicamente, applicando tariffe più elevate. In questo modo, l'azienda trarrebbe vantaggio finanziario dalla presenza di pubblicità potenzialmente pericolose.

«Meta afferma di fare tutto il possibile per contrastare le pubblicità truffaldine sulle sue piattaforme. In realtà, l'azienda ha adottato politiche che aumentano i suoi guadagni a discapito della sicurezza e del benessere degli utenti. Il risultato è paradossale: più un inserzionista è rischioso, più Meta guadagna.»

In risposta alle accuse, un portavoce di Meta ha dichiarato:

«Le affermazioni della CFA non rispecchiano la realtà del nostro lavoro e le combatteremo. Lottiamo attivamente contro le truffe su tutte le nostre piattaforme: solo lo scorso anno abbiamo rimosso oltre 159 milioni di annunci truffaldini, l'82% dei quali bloccati prima ancora che venissero segnalati. Abbiamo inoltre chiuso 10,9 milioni di account legati a centri di truffa criminali su Facebook e Instagram. Combattiamo le truffe perché sono dannose per tutti: gli utenti non le vogliono, gli inserzionisti non le vogliono e nemmeno noi.»

Fonte: Engadget