Cinque grandi case editrici e lo scrittore Scott Turow hanno avviato una causa legale contro Meta e il suo CEO Mark Zuckerberg, accusandoli di aver violato il copyright per l'addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale. La denuncia, depositata martedì presso il tribunale federale di New York, sostiene che Meta abbia illegalmente copiato milioni di libri, articoli e altre opere protette, prelevandole da siti pirata e da web scrape non autorizzati.

Secondo la documentazione presentata, Zuckerberg avrebbe direttamente ordinato di utilizzare questi materiali per addestrare il modello di intelligenza artificiale generativa Llama, definito come uno dei più massicci casi di violazione del copyright della storia. La causa afferma che Meta abbia:

  • Scaricato milioni di opere protette da copyright da siti pirata notori.
  • Utilizzato web scrape non autorizzati dell'intero internet.
  • Copiato ripetutamente questi materiali rubati per addestrare Llama.
  • Rimosso le informazioni di gestione del copyright dalle opere trafugate, per nascondere le fonti e facilitare l'uso non autorizzato.

La denuncia sottolinea che Zuckerberg stesso avrebbe personalmente autorizzato e incoraggiato queste pratiche, rendendo Meta e il suo CEO direttamente responsabili delle violazioni.

La causa chiede danni non specificati e un processo con giuria. Secondo quanto riportato nel documento, Meta avrebbe inizialmente valutato un aumento di 200 milioni di dollari nel budget per le licenze con gli editori dopo il lancio di Llama 1. Tuttavia, la decisione sarebbe stata sospesa e poi annullata su indicazione di Zuckerberg, con un dipendente che avrebbe motivato la scelta affermando:

«Se acquistiamo anche un solo libro, non potremo più sostenere la strategia del fair use».

Il documento conclude che il sistema Llama è in grado di generare, in modo rapido e su larga scala, sostituti delle opere degli editori e degli autori, arrivando a imitare lo stile e le scelte creative di specifici scrittori. La causa evidenzia che gli utenti possono ora creare libri con facilità grazie all'IA, inondando il mercato di contenuti generati artificialmente che competono direttamente con le opere umane. Questo sarebbe possibile solo grazie alla copia non autorizzata delle opere protette.

Un portavoce di Meta, interpellato da Variety, ha dichiarato che cause simili sono state respinte in passato, sostenendo che l'addestramento dell'IA su materiali coperti da copyright possa rientrare nel concetto di fair use.

Fonte: The Wrap