Meta affida il controllo ai cloni AI: il clone di Zuckerberg diventa realtà

Meta sta portando il micromanagement a un livello senza precedenti. Secondo il Financial Times, l'azienda sta sviluppando un clone AI fotorealistico di Mark Zuckerberg, in grado di interagire con i dipendenti e fornire feedback in tempo reale. Il progetto, supervisionato personalmente dal CEO, rappresenta l'ultima evoluzione di una strategia volta a mantenere un controllo assoluto sull'operato dei dipendenti.

Questo avatar digitale, basato su immagini e voce di Zuckerberg, fa parte di una più ampia iniziativa di Meta per creare cloni di personaggi pubblici con cui i clienti possano interagire. Tuttavia, l'idea fatica a decollare: i precedenti tentativi di chatbot basati su celebrità hanno incontrato scarso successo e hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza e l'uso improprio di questi strumenti.

Risorse e privacy: i rischi di un progetto ambizioso

Il clone AI di Zuckerberg richiederà un'enorme quantità di risorse computazionali, già scarse in Meta. Fonti interne hanno riferito al Financial Times che il progetto potrebbe gravare ulteriormente su un'infrastruttura già sotto pressione. Inoltre, non mancano i timori legati alla possibilità che questi avatar vengano utilizzati per creare contenuti inappropriati, come versioni sessualizzate non autorizzate.

Il progetto non è l'unico in corso: parallelamente, gli sviluppatori di Meta stanno lavorando a un "agente CEO" che permetterebbe ai dipendenti di ottenere informazioni in modo più rapido ed efficiente. Entrambi i progetti riflettono la determinazione dell'azienda a rimanere competitiva nella corsa all'IA, nonostante i precedenti insuccessi.

Dai chatbot fallimentari ai cloni fotorealistici: la strategia di Meta in crisi

Meta ha già sperimentato la creazione di chatbot basati su celebrità, pagando milioni di dollari a personaggi famosi. Tuttavia, il progetto si è rivelato un disastro: i chatbot hanno fatto affermazioni inappropriate e Meta ha dovuto chiuderlo meno di un anno dopo il lancio. Nonostante la chiusura, alcuni chatbot hanno continuato a generare contenuti controversi fino al 2025.

Ora, l'azienda punta su cloni fotorealistici, ma la domanda rimane: funzioneranno meglio? Con risorse già limitate e un'infrastruttura sotto stress, il rischio di un nuovo fallimento è concreto. Nel frattempo, Meta sta spingendo i dipendenti a utilizzare sempre più strumenti basati sull'IA, anche a costo di licenziamenti di massa.

Zuckerberg e l'IA: tra innovazione forzata e tagli al personale

Durante una chiamata con gli investitori a gennaio, Zuckerberg ha dichiarato che Meta può "ottenere di più" investendo in strumenti nativi di IA, "elevando i contributi individuali e appiattendo le gerarchie". Tuttavia, questo approccio ha già portato a piani di licenziamenti che potrebbero colpire oltre il 20% dei dipendenti. Secondo il Financial Times, i manager stanno sottoponendo il personale a test di "vibe coding" e valutazioni delle competenze in ambito IA, alimentando timori di ulteriori esuberi.

Presto, i dipendenti potrebbero dover interagire con un clone digitale di Zuckerberg per ottenere risposte, un ulteriore passo verso un ambiente di lavoro sempre più automatizzato e controllato. La domanda è: sarà questo il futuro del lavoro in Meta o un altro tentativo destinato a fallire?

"Meta sta spingendo l'IA a livelli estremi, ma i rischi per la privacy e l'efficienza sono enormi. È una scommessa pericolosa, soprattutto dopo i fallimenti del passato."

Fonte: Futurism