Il dibattito sulla presenza dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) durante i Mondiali 2026 negli Stati Uniti sta crescendo. Secondo fonti politiche e istituzionali, l’agenzia federale potrebbe essere coinvolta nelle misure di sicurezza dell’evento, ma con modalità ancora da definire.

In febbraio, Todd Lyons, all’epoca direttore dell’ICE, aveva dichiarato in un’audizione al Congresso che l’agenzia sarebbe stata una «parte chiave» della sicurezza durante la manifestazione sportiva. Tuttavia, la sua recente decisione di dimettersi entro fine maggio ha riacceso i dubbi sulla reale portata del suo coinvolgimento.

Le retate dell’era Trump e il precedente del Super Bowl

Le retate ad alto impatto dell’amministrazione Trump, soprattutto nei primi mesi del 2017, avevano scatenato una forte reazione politica. Episodi come quelli che hanno portato alla morte di due cittadini statunitensi hanno costretto il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale a cambiare strategia, optando per un approccio più discreto. L’ICE, ad esempio, non ha effettuato controlli durante il Super Bowl, nonostante la presenza di figure mediatiche come Bad Bunny.

Gli analisti ipotizzano che, anche per i Mondiali 2026, l’agenzia potrebbe evitare operazioni eclatanti, preferendo un ruolo più defilato. Tuttavia, secondo fonti vicine alla politica migratoria e alle autorità texane, non si può escludere una presenza più marcata in alcune aree strategiche.

Cosa potrebbe accadere davvero?

Gli esperti interpellati suggeriscono che il rischio maggiore non sia rappresentato da posti di blocco lungo le strade verso gli stadi, ma da un’attività di monitoraggio più capillare nelle città ospitanti. In particolare, si fa riferimento a possibili controlli in prossimità di aeroporti, stazioni ferroviarie e zone ad alta affluenza turistica.

Un altro scenario contemplato è quello di una collaborazione stretta tra ICE, FBI e altre agenzie federali per prevenire eventuali minacce alla sicurezza pubblica, senza necessariamente rendere pubblica la partecipazione dell’agenzia. Questo approccio, già sperimentato in passato, permetterebbe di mantenere un profilo basso pur garantendo la presenza delle forze dell’ordine.

«L’ICE potrebbe agire in modo più sottile, concentrandosi su aree critiche piuttosto che su operazioni visibili. La priorità sarà evitare incidenti che possano compromettere l’immagine degli Stati Uniti come paese ospitante»

— Fonte anonima, esperto di sicurezza nazionale

Le reazioni politiche e sociali

La questione solleva preoccupazioni tra le comunità immigrate e i gruppi per i diritti civili, che temono un aumento dei controlli arbitrari. Allo stesso tempo, alcuni settori politici potrebbero spingere per una presenza più assertiva dell’ICE, soprattutto in stati come il Texas, dove la gestione dell’immigrazione è un tema caldo.

Nonostante le incertezze, una cosa è certa: la sicurezza dei Mondiali 2026 sarà un banco di prova per l’amministrazione statunitense, chiamata a bilanciare esigenze di ordine pubblico e rispetto dei diritti fondamentali.