DELBARTON, West Virginia — Una fila di auto si snodava per chilometri quando, intorno alle 11:30 di una mattina di fine marzo, iniziò la distribuzione degli alimenti da parte del House of Hope, un banco alimentare mobile. Il ritardo era dovuto a un guasto al camion del Facing Hunger Foodbank, ma nessuno si lamentò. Tra i presenti c’era Perry Hall, 64 anni, malato di mieloma multiplo, e sua moglie Lilly, 59 anni, volontaria nella distribuzione.

I coniugi Hall vivono con circa 1.500 dollari al mese, provenienti dalla pensione di Perry e dal SNAP (Supplemental Nutrition Assistance Program), il programma federale che sostituisce i buoni pasto. Tuttavia, a causa dell’età, Lilly è ora soggetta a nuove regole lavorative SNAP, che rischiano di farle perdere i benefici.

Con l’entrata in vigore del One Big Beautiful Bill Act a novembre 2023, gli adulti “in grado di lavorare” sotto i 65 anni senza figli a carico e senza un impiego, volontariato o formazione per almeno 80 ore al mese possono ricevere i sussidi alimentari solo per tre mesi ogni tre anni. In precedenza, il limite di età era 54 anni. La nuova normativa si applica anche ai genitori di figli sopra i 14 anni e ha eliminato esenzioni per veterani, persone senza fissa dimora e giovani usciti dal sistema di affidamento.

Le promesse delle work requirements e la realtà dei dati

I sostenitori delle regole lavorative sostengono che queste incentivino l’occupazione, riducendo la dipendenza dai sussidi e promuovendo la “dignità del lavoro”. Tuttavia, uno studio del West Virginia Center on Budget and Policy ha dimostrato che non esiste un impatto positivo sull’occupazione.

Rhonda Rogombé, analista di politiche sanitarie e sociali del centro, ha spiegato: «Abbiamo analizzato i dati della contea di Mingo e abbiamo riscontrato che, dopo il reinserimento delle work requirements nell’autunno 2023, il numero medio di occupati è diminuito». Uno studio federale del 2018, che ha esaminato dati SNAP provenienti da nove Stati, ha confermato: «Le regole lavorative non hanno alcun effetto sulla partecipazione alla forza lavoro né sulle ore lavorate».

Perché le work requirements falliscono?

Secondo Rogombé, la fame rappresenta un ostacolo concreto all’occupazione: «Quando le persone hanno fame, è più difficile concentrarsi e lavorare. La malnutrizione riduce la produttività e la capacità di sostenere un impiego».

La situazione nella contea di Mingo, nel sud della West Virginia, è emblematica: la disoccupazione è alta e le opportunità lavorative scarse. Lilly Hall, ad esempio, ha trovato un impiego non retribuito in un ristorante di Delbarton, sufficiente a mantenere i suoi benefici ma insufficiente a garantirle un reddito stabile.

La distribuzione alimentare come sostegno vitale

Quel giorno, il banco alimentare ha distribuito pollo, uova, pane, patate, frutta, verdura e latte. Tra i beneficiari c’erano anche anziani e persone in condizioni di vulnerabilità economica. La fila, che si era formata già alle 7:30 del mattino, testimoniava la crescente necessità di aiuto alimentare in una comunità dove i sussidi non bastano a coprire le spese di base.

«Le work requirements non risolvono la povertà», ha sottolineato Rogombé. «Anzi, rischiano di aggravare la situazione di chi, come Lilly, cerca di restare a galla nonostante le difficoltà».