Le banche americane contro il CLARITY Act: lo scontro sulle stablecoin

Le principali banche statunitensi stanno conducendo una campagna di lobbying aggressiva per fermare l’approvazione del CLARITY Act, una legge che mira a regolamentare il mercato delle criptovalute, in particolare le stablecoin. Nonostante i segnali di un iter legislativo accelerato, con l’obiettivo di portare il provvedimento alla Casa Bianca prima del 4 luglio, il settore bancario tradizionale si oppone con forza a una disposizione chiave del disegno di legge.

Il cuore del conflitto: le stablecoin e i rendimenti

Il CLARITY Act, approvato alla Camera con un ampio sostegno bipartisan nel luglio 2025, è bloccato al Senato a causa di una norma molto controversa sulle stablecoin. La questione riguarda la possibilità per le società di asset digitali di offrire rendimenti ai clienti, una pratica che le banche tradizionali considerano una minaccia per la stabilità del sistema finanziario.

Dopo mesi di negoziati, un compromesso bipartisan sembrava aver risolto lo stallo, ma ora il settore bancario respinge apertamente il testo proposto. Secondo le banche, la normativa minerebbe le basi del credito locale e rischierebbe di innescare una fuga di capitali verso il settore delle criptovalute.

Le accuse delle banche: un cavillo pericoloso

Un’ampia coalizione di associazioni bancarie, tra cui l’American Bankers Association, il Bank Policy Institute e l’Independent Community Bankers of America, ha pubblicato una dichiarazione congiunta questa settimana per criticare il testo redatto dai senatori Thom Tillis e Angela Alsobrooks.

Secondo le banche, la Sezione 404 del provvedimento contiene una serie di scappatoie che permetterebbero alle piattaforme di criptovalute di eludere il divieto di pagare rendimenti diretti sulle stablecoin. In particolare, le banche sostengono che la normativa consentirebbe ancora alle società di asset digitali di distribuire ricompense legate a programmi di membership, purché non siano calcolate o distribuite come interessi bancari tradizionali.

Per il settore finanziario tradizionale, questa distinzione è solo formale. Le associazioni bancarie affermano che permettere alle piattaforme crypto di calcolare i rendimenti in base alla durata dei depositi, ai saldi dei conti e alla fedeltà dei clienti incentiverebbe la detenzione di stablecoin, riducendo la liquidità disponibile per i prestiti alle famiglie, alle piccole imprese e al settore agricolo.

Secondo le stime interne della coalizione, la diffusione di alternative di stablecoin che offrono rendimenti potrebbe sottrarre liquidità sufficiente a ridurre del 20% il capitale disponibile per i prestiti al consumo, alle piccole imprese e all’agricoltura.

Divisioni nel settore finanziario

Nonostante l’opposizione delle grandi banche retail e degli istituti di credito locali, alcune istituzioni finanziarie senza un’ampia base di depositi al dettaglio sembrano mostrare una certa apertura verso il framework proposto da Tillis e Alsobrooks.

I senatori non cedono

Di fronte alla prospettiva che il compromesso venga meno, i legislatori stanno resistendo alle pressioni del settore bancario. Il senatore Thom Tillis, principale artefice della disposizione sulle stablecoin, ha difeso il testo come un prodotto equilibrato che neutralizza il rischio di fuga dei depositi senza soffocare l’innovazione del settore.

Tillis ha sottolineato che il settore bancario tradizionale non è stato colto di sorpresa dal testo, ma ha comunque reagito con veemenza. Il voto in commissione è attualmente previsto per la settimana dell’11 maggio, e i sostenitori del provvedimento al Congresso mantengono un atteggiamento fiducioso, contando sul sostegno dell’amministrazione Trump.

«Il CLARITY Act rappresenta un passo fondamentale per regolamentare un mercato delle criptovalute in rapida evoluzione, garantendo sicurezza per i consumatori e stabilità finanziaria. Le obiezioni del settore bancario non devono ostacolare il progresso legislativo.»

— Dichiarazione di un portavoce del Congresso

Le prossime tappe

  • Voto in commissione al Senato: settimana dell’11 maggio.
  • Obiettivo: portare il provvedimento alla Casa Bianca prima del 4 luglio.
  • Rischio: un ulteriore ritardo potrebbe compromettere l’approvazione della legge nel 2025.