Dopo oltre due secoli dalla sua estinzione, causata dalla caccia spietata dell'uomo nelle pianure del Sudafrica, il bluebuck (Hippotragus leucophaeus), un'antilope di modeste dimensioni ma con corna imponenti, potrebbe presto tornare a vivere in natura. L'annuncio arriva da Colossal Biosciences, la società biotecnologica che ha già avviato cinque progetti di de-estinzione, tra cui quello del mammut lanoso e del tilacino.
Il bluebuck rappresenterebbe il sesto progetto di questo tipo portato avanti da Colossal, ma si distingue dagli altri per un obiettivo più vicino al presente: non si tratta di resuscitare una specie preistorica, bensì di restituire all'Africa una specie estinta da poco più di duecento anni. Secondo gli storici, l'ultimo esemplare fu avvistato intorno al 1800, vittima della caccia da parte dei coloni europei e dei boeri.
Un'opportunità per la biodiversità africana
Il ritorno del bluebuck potrebbe avere un impatto significativo sugli ecosistemi africani, già duramente colpiti da cambiamenti climatici, perdita di habitat e bracconaggio. Secondo l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), su 90 specie di antilopi nel mondo, 29 sono minacciate di estinzione e il 62% delle popolazioni ha subito un declino. In Africa, cinque specie di antilopi sono attualmente classificate come «in pericolo critico».
«La gente guarda i documentari di David Attenborough e pensa che le antilopi in Africa siano ovunque, come i cervi in Europa», spiega Ben Lamm, CEO di Colossal Biosciences. «Credono che siano abbondanti e che non abbiano bisogno di protezione. Ma non è così: circa il 30% delle specie di antilopi è a rischio di estinzione».
La scienza dietro il progetto
Il progetto del bluebuck nasce da una collaborazione con Michael Hofreiter, professore di Genomica Evolutiva Adattiva presso l'Università di Potsdam, in Germania, e consulente scientifico di Colossal. «Fin dall'inizio, quando parlavamo solo del mammut, lui insisteva: ‘Dobbiamo occuparci del bluebuck. È straordinario e le antilopi hanno bisogno di aiuto’», racconta Lamm.
Inizialmente, Colossal ha investito nella ricerca di Hofreiter sul DNA del bluebuck, ma il progetto è stato inizialmente accantonato a favore di altre ricerche, come quella sulla iena delle caverne. «Non stiamo lavorando sulla iena delle caverne, ma uno dei nostri ricercatori è appassionato dell'argomento. È affascinante per la scienza, quindi finanzieremo anche quel progetto. Ed è così che il bluebuck è rientrato nelle nostre priorità».
Tecnologie all'avanguardia per la de-estinzione
Con il progredire della ricerca, i dati scientifici hanno reso sempre più chiaro che la resurrezione del bluebuck fosse fattibile. «Abbiamo risolto le tecnologie di riproduzione assistita e tutte le procedure di fecondazione in vitro», spiega Lamm. «Abbiamo anche sviluppato cellule staminali pluripotenti indotte e creato i genomi necessari. Stiamo lavorando sulle edizioni genetiche e siamo molto ottimisti».
Il bluebuck sarà il primo progetto di de-estinzione di Colossal a raggiungere il traguardo con oltre cento modifiche sul genoma originale. Per ottenere questo risultato, gli scienziati stanno utilizzando il genoma dell'antilope roana come base, combinato con tecniche di prelievo di ovociti per garantire la vitalità della specie.
Un futuro per le antilopi africane
Il ritorno del bluebuck non rappresenterebbe solo un successo scientifico, ma anche un segnale di speranza per la conservazione delle specie africane. «Questo progetto dimostra che la tecnologia può essere uno strumento potente per invertire i danni causati dall'uomo», afferma Lamm. «Se riusciremo a riportare in vita una specie estinta da secoli, potremmo fare lo stesso per altre specie a rischio, contribuendo a preservare la biodiversità del nostro pianeta».