Gli azionisti di Warner Bros. Discovery hanno dato il via libera alla mega-fusione da 81 miliardi di dollari con Paramount Global, avvicinando il colosso mediatico a una trasformazione senza precedenti di Hollywood e dell’intero settore dell’intrattenimento. Secondo i risultati preliminari di una votazione tenutasi giovedì, la stragrande maggioranza degli azionisti ha approvato la cessione dell’intera società a Paramount, con un’offerta di 31 dollari per azione.

Il valore totale dell’accordo, comprensivo dei debiti, ammonta a quasi 111 miliardi di dollari. Paramount, controllata dal gruppo Skydance, mira a rilevare l’intero pacchetto azionario di Warner, portando sotto lo stesso tetto marchi iconici come HBO Max, la saga di Harry Potter e CNN, insieme a CBS, Paramount+ e il franchise di Top Gun.

Sebbene l’approvazione degli azionisti rappresenti un passo fondamentale, la fusione non è ancora definitiva. Rimangono in corso le revisioni normative, e Warner ha annunciato di prevedere la chiusura dell’operazione nel terzo trimestre fiscale del 2024.

Le tappe del braccio di ferro tra Paramount, Warner e Netflix

Il percorso verso questa fusione è stato tutt’altro che lineare. Già alla fine del 2023, Warner aveva respinto le prime proposte di Paramount, preferendo avviare trattative con Netflix per un accordo da 72 miliardi di dollari che avrebbe coinvolto studi e piattaforme di streaming. Tuttavia, Paramount ha aggirato il consiglio di amministrazione di Warner, rivolgendosi direttamente agli azionisti con un’offerta ostile per rilevare l’intera società, inclusi i business via cavo che Netflix non intendeva acquisire.

Per mesi, le tre aziende si sono sfidate pubblicamente, con il board di Warner che ha costantemente sostenuto l’offerta di Netflix. Tuttavia, Paramount ha alzato la posta, offrendo una cifra superiore, spingendo Netflix a ritirarsi dalla competizione piuttosto che prolungare una battaglia costosa e incerta.

Le critiche degli artisti e dei legislatori

Nonostante l’entusiasmo degli investitori, la fusione ha scatenato una forte opposizione da parte di migliaia di professionisti del settore, tra attori, registi, sceneggiatori e altri operatori. In una lettera aperta, hanno denunciato che la concentrazione dei media porterà a licenziamenti di massa e a una riduzione delle opportunità per i creativi e per il pubblico.

«La decisione degli azionisti di Warner rappresenta un grave passo indietro», ha dichiarato il Committee for the First Amendment, guidato da Jane Fonda. «La battaglia, però, è tutt’altro che finita. Non possiamo permettere che un manipolo di potenti decisionisti modifichi in silenzio il volto dei media, della cultura e della creatività americana senza alcun controllo».

Anche alcuni politici hanno espresso preoccupazione. Durante un’audizione pubblica a Washington la scorsa settimana, il senatore democratico Cory Booker ha sottolineato come la fusione vada ben oltre un semplice accordo commerciale: «È in gioco il controllo delle notizie, dell’intrattenimento e della narrazione», ha affermato.

Un nuovo volto per Hollywood: cosa cambia con la fusione

Se confermata, la fusione ridurrebbe a quattro i principali studi di Hollywood ancora indipendenti, unendosi a Disney, Universal e Sony. L’accordo unirebbe anche due delle piattaforme di streaming più importanti, Paramount+ e HBO Max, oltre a due giganti dell’informazione come CBS e CNN. Secondo i vertici delle società, questo porterà benefici ai consumatori, garantendo un’offerta più ampia e competitiva.

Tuttavia, gli scettici temono che la concentrazione del potere mediatico possa limitare la diversità dei contenuti e aumentare i prezzi per gli spettatori. La sfida ora è nelle mani delle autorità di regolamentazione, chiamate a valutare se l’operazione rispetti le norme antitrust e tuteli la concorrenza.