Gli studenti di Harvard potrebbero presto vedere ridursi drasticamente le possibilità di ottenere una A. Il Senato accademico dell’università sta valutando una proposta che limiterebbe al 20% della classe — più quattro studenti — la quota di A assegnate nel prossimo anno accademico.
Secondo i dati del 2024-2025, ben il 66% degli studenti ha ottenuto una A, mentre l’84% ha ricevuto almeno una A o A-.
«Il Manuale dello Studente definisce la A come un voto riservato a lavori di ‘eccellenza straordinaria’. Noi proponiamo di tornare a questa definizione»
— Proposta del febbraio 2026 del Senato accademico di Harvard
La misura, secondo i promotori, mira a ristabilire la fiducia nel sistema di valutazione e a allineare gli incentivi con gli obiettivi pedagogici. Tuttavia, non tutti sono d’accordo. Il professor Steven Levitsky, docente di Studi Latinoamericani, ha definito la situazione «pazzesca», sottolineando come «abbiamo completamente annullato la differenza tra A e A-».
La votazione tra i docenti è in programma questa settimana, con i risultati attesi per il 20 maggio. Nonostante l’opposizione degli studenti — già alle prese con un mercato del lavoro debole e costi di iscrizione superiori a 80.000 dollari — secondo il Harvard Crimson l’85% di loro si oppone al provvedimento.
Le origini dell’inflazione dei voti
Il fenomeno dell’inflazione dei voti non è nuovo. Risale addirittura alla guerra del Vietnam, quando i professori aumentarono i voti per proteggere gli studenti dalla leva militare. Negli ultimi decenni, il trend è stato alimentato dalla «domanda dei consumatori» di voti più alti e dalla valutazione dei docenti, come evidenziato dal Dipartimento dell’Istruzione statunitense.
«È vero che i voti sono sempre più alti a Harvard, e negli ultimi anni il fenomeno è diventato estremo» ha dichiarato Amanda Claybaugh, Dean dell’Educazione Undergraduate, in un rapporto del 2025. «Dopo un lento aumento nei primi anni 2010, il trend ha subito una accelerazione alla fine del decennio, con un picco durante la didattica a distanza e un successivo appiattimento».
Nel frattempo, altre università come Princeton e Wellesley hanno già tentato senza successo di contrastare l’inflazione dei voti, come riportato da Bloomberg.