Un incarico breve e turbolento
Lori Chavez-DeRemer, nominata segretaria al Lavoro da Donald Trump nel 2024, ha rassegnato le dimissioni lunedì, unendosi a una lunga lista di funzionari dell’amministrazione che hanno lasciato l’incarico per corruzione o incapacità. Tra loro figurano anche Kristi Noem (Sicurezza Interna) e Pam Bondi (Giustizia), entrambe allontanate per motivi simili.
Chavez-DeRemer, meno nota rispetto agli altri membri del gabinetto, era stata inizialmente accolta con moderato ottimismo dalle organizzazioni sindacali. Liz Shuler, presidente dell’AFL-CIO, aveva sottolineato il suo sostegno a due importanti proposte legislative a favore dei lavoratori: il PRO Act, che mira a rafforzare i diritti sindacali nel settore privato, e il Public Service Freedom to Negotiate Act, dedicato ai dipendenti pubblici.
Tuttavia, il suo sostegno alle cause sindacali è stato presto smentito. Durante l’audizione di conferma, Chavez-DeRemer ha evitato di prendere posizione chiara sul PRO Act, definendolo «imperfetto» e rifiutando di sostenere la parte del provvedimento che avrebbe abrogato le leggi statali sul right-to-work. Inoltre, ha eluso le domande sulla possibilità di aumentare il salario minimo federale, attualmente fermo a 7,25 dollari l’ora, allineandosi alla posizione ambigua di Trump sull’argomento.
Nel 2016, durante la campagna elettorale, Trump aveva espresso posizioni contraddittorie sul salario minimo, tanto che il Washington Post aveva pubblicato una guida per orientarsi tra le sue dichiarazioni. Una volta eletto, ha bloccato ogni tentativo di aumento, annullando anche un ordine esecutivo di Biden che imponeva un salario minimo di 15 dollari l’ora per i lavoratori delle aziende appaltatrici federali.
Un mandato segnato da scarsi risultati
Durante il suo mandato, Chavez-DeRemer ha registrato un calo significativo dell’attività di controllo sulle violazioni salariali e delle condizioni di lavoro. Secondo i dati, il numero di azioni di conformità concluse per violazioni orarie è passato da una media di 21.000 sotto Biden a 17.000, mentre le ispezioni nei settori con i peggiori record («bassi salari, alte violazioni») sono diminuite da 842 a 649.
Questi dati riflettono una tendenza tipica delle amministrazioni repubblicane, che spesso riducono l’attività di enforcement per alleggerire gli oneri sulle imprese private. Nonostante ciò, Trump ha accettato le dimissioni di Chavez-DeRemer senza particolari rimostranze, probabilmente perché il suo operato era già in linea con la sua agenda.
La reazione dei sindacati e dei repubblicani
La conferma di Chavez-DeRemer era stata inizialmente vista con favore da alcune organizzazioni sindacali, ma la sua mancanza di chiarezza sulle questioni chiave ha deluso molti. Anche tra i repubblicani conservatori c’era scetticismo: il senatore dell’Alabama Tommy Tuberville, candidato alla carica di governatore, aveva dichiarato a Politico: «Lei è una di noi, è pro-sindacato». Tuttavia, Tuberville non ha ostacolato la sua conferma, votando a favore nonostante le perplessità iniziali.
Il suo mandato si chiude così con un bilancio negativo: poca trasparenza, scarsi risultati concreti e una gestione controversa che ha ulteriormente indebolito la fiducia nelle istituzioni del lavoro negli Stati Uniti.