Pete Hegseth, Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha una lunga storia di fascinazione per le Crociate. Non si tratta di un semplice interesse accademico: Hegseth ha tatuaggi che richiamano direttamente questo periodo storico, un dettaglio emerso durante la sua audizione di conferma nel 2025. Il suo libro del 2020, American Crusade, si conclude con un capitolo intitolato "Make the Crusade Great Again".

Secondo Hegseth, le Crociate furono una "guerra difensiva" in cui il cristianesimo dovette reagire per evitare di essere sopraffatto dall’Islam. Tuttavia, questa interpretazione è stata fortemente criticata dagli storici. Il professor Matthew Gabriele, esperto di storia medievale, la definisce una semplificazione estrema della realtà storica. Eppure, questa visione distorta potrebbe avere ripercussioni pericolose sulla politica estera statunitense, in particolare riguardo al conflitto in Iran.

Sebbene l’ossessione di Hegseth per le Crociate possa sembrare un semplice vezzo personale, simile a quello di un appassionato di sottomarini della Seconda Guerra Mondiale, il problema sorge quando questa visione storica influenza le decisioni di un Segretario alla Difesa. Non si tratta più solo di un interesse del passato, ma di un fattore che potrebbe plasmare il futuro.

Nate Krieger, produttore di Vox, ha approfondito questo argomento per analizzare la storia reale delle Crociate e comprendere come l’interesse di Hegseth per il Medioevo possa riflettersi sulla politica estera americana e sulle future decisioni relative alla guerra in Iran.

Le Crociate secondo la storiografia moderna

Gli storici concordano sul fatto che le Crociate furono un fenomeno complesso, non una semplice reazione difensiva. Furono, piuttosto, una serie di conflitti caratterizzati da motivazioni religiose, politiche ed economiche. L’idea di una "guerra santa" come risposta all’espansione islamica è una narrazione che, secondo gli studiosi, rischia di semplificare e distorcere la realtà storica.

Il professor Gabriele sottolinea come questa visione riduzionista possa avere conseguenze pericolose. Se un alto funzionario statunitense interpreta i conflitti moderni attraverso la lente di una guerra religiosa medievale, le decisioni politiche potrebbero essere influenzate da pregiudizi storici anziché da analisi razionali.

Implicazioni per la politica estera USA

L’interesse di Hegseth per le Crociate non è un dettaglio marginale. Durante la sua carriera, ha più volte fatto riferimento a questo periodo storico per giustificare le azioni militari statunitensi. In un contesto in cui le tensioni con l’Iran sono in costante aumento, una visione distorta della storia potrebbe portare a decisioni avventate o a una escalation militare non necessaria.

Gli esperti avvertono che una narrativa basata su una "guerra santa" potrebbe alimentare ulteriori conflitti, invece di promuovere una soluzione diplomatica. In un’epoca in cui la polarizzazione politica è già alta, una visione storica strumentalizzata rischia di esacerbare le divisioni invece di favorire una comprensione più equilibrata dei conflitti internazionali.

Cosa dicono gli storici

Per comprendere meglio il fenomeno delle Crociate e il loro impatto sulla politica moderna, abbiamo consultato alcune delle principali pubblicazioni sull’argomento:

  • The Bright Ages: A New History of Medieval Europe di Matthew Gabriele e David M. Perry: un’analisi aggiornata che sfata molti miti sulle Crociate.
  • Black Metaphors: How Modern Racism Emerged From Medieval Race-Thinking di Cord J. Whitaker: un saggio che esplora come le idee razziali medievali abbiano influenzato il pensiero moderno.
  • L’Anti-Defamation League ha pubblicato un’enciclopedia dei simboli considerati hate symbols, molti dei quali sono legati alla storia medievale o alle Crociate.
Fonte: Vox