Memphis, Tennessee — Willie Simon osserva preoccupato il motel dove, nel 1968, fu assassinato il reverendo Martin Luther King Jr., oggi trasformato in un museo dedicato al Movimento per i diritti civili. La sua ansia non è solo personale: dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di indebolire una norma fondamentale del Voting Rights Act, Simon teme per il futuro non solo degli afroamericani come lui, ma dell’intera democrazia americana, dove i meccanismi di controllo politico sembrano sgretolarsi.

Simon, presidente del Partito Democratico della contea di Shelby, non usa mezzi termini: "La maggioranza conservatrice della Corte ha stabilito un precedente pericoloso. Se non sei nel gruppo giusto, possono semplicemente cancellarti". La sentenza, che ha indebolito l’obbligo di disegnare i distretti congressuali in modo da garantire alle minoranze la possibilità di eleggere rappresentanti di propria scelta, ha innescato una nuova fase nella guerra dei confini elettorali. Democratici e repubblicani stanno abbandonando decenni di tradizioni per ottenere vantaggi politici, con nuove sessioni di redistricting già in programma in stati controllati dai repubblicani per eliminare distretti democratici.

Un paese sempre più diviso

Questa decisione rappresenta l’ennesimo esempio di come l’esperimento democratico americano sia stato spinto al limite negli ultimi dieci anni, da quando Donald Trump è salito al potere. La retorica estremista è diventata la norma, accompagnata da un aumento della violenza politica e da una serie di omicidi politici. A cinque anni dal 6 gennaio 2021, gli alleati di Trump cercano di sfruttare le stesse false accuse di frode elettorale per manipolare le elezioni future.

Le regole e le norme che un tempo aiutavano a gestire le profonde divisioni del paese sono state sostituite da una corsa al potere a tutti i costi. Matt Dallek, politologo della George Washington University, avverte: "Non credo che siamo in una guerra civile, ma le guerre dei confini e la recente sentenza della Corte Suprema non rendono gli Stati Uniti più uniti. Al contrario, accelerano la polarizzazione e l’atmosfera di ostilità che permea entrambi gli schieramenti".

Trump e la redistribuzione dei distretti: una strategia senza precedenti

L’impulso alla redistribuzione dei distretti elettorali è arrivato direttamente da Donald Trump. L’anno scorso, il presidente repubblicano ha esortato i suoi sostenitori a ridisegnare le mappe congressuali per ridurre le possibilità che il Partito Repubblicano perda la Camera dei rappresentanti alle elezioni di metà mandato del novembre 2022. Una mossa insolita, poiché la redistribuzione dei distretti avviene normalmente solo dopo il censimento decennale, per adeguarsi ai cambiamenti demografici.

Ma nel 2019, la Corte Suprema aveva già stabilito che i tribunali federali non possono intervenire per bloccare la gerrymandering partitica. Trump ha colto l’opportunità per spingersi oltre. Quando stati a guida repubblicana come il Texas hanno iniziato a modificare i confini dei distretti, anche gli stati democratici come la California hanno reagito. La situazione sembrava in stallo fino alla decisione della Corte Suprema nel caso Louisiana v. Callais.

La sentenza ha indebolito l’ultimo ostacolo nazionale al gerrymandering: la norma del Voting Rights Act che impone, nelle aree in cui i bianchi sono più numerosi delle minoranze razziali ma queste ultime votano in modo diverso, di disegnare i distretti in modo che le minoranze abbiano la possibilità di eleggere rappresentanti di propria scelta. Questa decisione ha aperto una nuova fase di conflitto politico.

In Tennessee, i repubblicani stanno progettando di eliminare l’unico distretto congressuale democratico, a maggioranza afroamericana e centrato a Memphis, suddividendolo tra altri distretti. Una mossa che, secondo gli osservatori, rischia di compromettere ulteriormente la rappresentanza delle minoranze e di accentuare le divisioni politiche nel paese.

"Questa sentenza non è solo una questione legale, ma un attacco ai principi fondamentali della democrazia americana. Quando le minoranze non hanno più voce, la democrazia stessa perde il suo significato."

— Commento di un attivista per i diritti civili, non citato

Le conseguenze per le prossime elezioni

Gli esperti avvertono che la decisione della Corte Suprema potrebbe avere ripercussioni a lungo termine sulle elezioni statunitensi. Con la redistribuzione dei distretti che favorisce sempre più i partiti al potere, il rischio è quello di un sistema politico sempre più polarizzato e meno rappresentativo. Le minoranze, in particolare, potrebbero vedere ulteriormente ridotta la propria capacità di influenzare le decisioni politiche.

Per Willie Simon, la situazione è chiara: "Non possiamo permettere che la democrazia venga svuotata in questo modo. Dobbiamo difendere il diritto di voto e garantire che ogni cittadino abbia una voce". La battaglia per i diritti civili, iniziata decenni fa, sembra destinata a proseguire, con nuove sfide all’orizzonte.