OMAHA, Nebraska — Mentre migliaia di investitori si riunivano a fine aprile per il consueto appuntamento annuale con Warren Buffett, tra convegni e strategie finanziarie, una donna in un ufficio dello stato lavorava senza sosta per un’emergenza ben più urgente: evitare che decine di migliaia di cittadini più poveri del Nebraska perdessero l’assicurazione sanitaria.
Amy Behnke, CEO della Nebraska Health Center Association, rappresenta una rete di cliniche che assistono la popolazione più vulnerabile dello stato. Da quando, nel 2020, il Nebraska ha aderito all’espansione di Medicaid prevista dall’Affordable Care Act, la percentuale di pazienti senza assicurazione nelle sue strutture è crollata dal 50% a un terzo. Un risultato straordinario, reso possibile grazie a un referendum popolare che ha costretto i politici a cambiare rotta.
Oggi, oltre 70mila persone in Nebraska beneficiano di Medicaid, ma da maggio 2025 sono soggette a nuove regole di lavoro, introdotte con la legge federale “One Big Beautiful Bill” voluta dal presidente Donald Trump. La normativa impone agli stati di applicare requisiti occupazionali per l’accesso al programma, con scadenza fissata al 1° gennaio 2027. Il Nebraska, guidato dal governatore repubblicano Jim Pillen, è stato il primo a recepirle, definendole una misura per trasformare Medicaid da “mano tesa” in “opportunità di riscatto”.
In teoria, la maggior parte degli adulti non anziani iscritti a Medicaid in Nebraska già lavora o studia. Secondo le stime del KFF, solo una minoranza non soddisfa i requisiti. Tra loro, molti hanno disabilità, responsabilità di cura o altre condizioni che li esentano automaticamente. Tuttavia, la distanza tra teoria e pratica è spesso abissale.
Le nuove regole, infatti, rischiano di creare caos amministrativo. Molti beneficiari potrebbero vedersi revocare l’assistenza per errori procedurali, nonostante abbiano diritto alle esenzioni. Le cliniche come quelle gestite da Behnke temono un ritorno al passato: quando, prima dell’espansione, metà dei pazienti arrivava senza alcuna copertura sanitaria, mettendo a dura prova le loro finanze.
«Stiamo facendo tutto il possibile per evitare che queste persone finiscano in un limbo burocratico. Ma le regole sono complesse e il rischio di esclusione involontaria è concreto», ha dichiarato Behnke.
Il timore è che, anziché rafforzare l’autonomia, le nuove norme finiscano per penalizzare chi ha già meno risorse. Un paradosso per un programma nato per proteggere i più fragili.