Un successo storico a rischio
Quando il Senato statunitense approvò il Endangered Species Act nel 1973 con un voto unanime di 92-0, l’aquila calva era tra le prime specie inserite nella lista delle specie protette. All’epoca, la popolazione di questi rapaci era crollata a meno di 450 coppie nidificanti. Oggi, dopo oltre 50 anni di tutela, gli esemplari superano i 300.000, più della popolazione di St. Louis nel 2026.
La legge, che ha consentito il recupero di numerose specie a rischio, gode ancora di un ampio consenso popolare. Secondo un sondaggio del 2018, solo un americano su dieci si dichiara contrario. Tuttavia, il suo impatto sulle attività economiche, in particolare lo sviluppo immobiliare e industriale, ha sempre suscitato controversie.
Le critiche e le proposte di riforma
I repubblicani, fin dal 2011, hanno cercato di modificare il Endangered Species Act, presentando in media 40 proposte di legge all’anno tra il 2011 e il 2016. Gabriella Hoffman, direttrice del Center for Energy and Conservation presso l’Independent Women’s Forum, un think tank conservatore, ha dichiarato: «Molte leggi ambientali non sono state aggiornate per adattarsi al XXI secolo. Chi critica l’attuale versione dell’ESA vuole che funzioni meglio, non che venga abolita».
Altri sostengono che la legge sia stata utilizzata per bloccare progetti infrastrutturali, inclusi alcuni legati alle energie rinnovabili. Tuttavia, Kristen Boyles, avvocato di Earthjustice, smentisce questa contrapposizione: «Spesso si crea un falso dilemma tra tutela della fauna e sviluppo delle energie pulite. In realtà, l’ESA garantisce un equilibrio tra la salvaguardia degli ecosistemi e la transizione energetica».
Le mosse recenti dei repubblicani
Le pressioni per indebolire il Endangered Species Act stanno raggiungendo un punto critico. Nel 2019, l’amministrazione Trump introdusse modifiche significative, tra cui:
- Riduzione delle protezioni per le specie «minacciate»;
- Semplificazione delle procedure per la rimozione delle specie dalla lista di tutela;
- Inclusione di valutazioni economiche, come la perdita di reddito, tra i criteri per la protezione.
Sebbene il presidente Biden abbia annullato alcune di queste modifiche, altre sono rimaste in vigore fino a pochi giorni fa, quando un giudice le ha dichiarate illegittime per violazione del Endangered Species Act e del National Environmental Policy Act.
Ora, i repubblicani stanno tornando all’attacco. La Camera dei rappresentanti aveva preparato una legge, H.R. 1897, che avrebbe bypassato le procedure regolamentari per codificare o ampliare le modifiche di Trump. Tuttavia, il provvedimento è stato ritirato all’ultimo momento, probabilmente a causa di dissensi interni al partito.
Le preoccupazioni degli ambientalisti
Gli ambientalisti temono che, se approvate, queste misure potrebbero compromettere decenni di progressi nella tutela della biodiversità. «L’Endangered Species Act non è perfetto, ma rappresenta uno dei nostri strumenti più efficaci per proteggere la natura», afferma Boyles. «Indebolirlo significherebbe mettere a rischio specie già fragili e compromettere gli ecosistemi di cui tutti dipendiamo».
«L’obiettivo non è eliminare la legge, ma renderla più efficace e moderna, bilanciando tutela ambientale e sviluppo economico.» — Gabriella Hoffman, Independent Women’s Forum
Cosa succederà ora?
Il dibattito sul futuro del Endangered Species Act è tutt’altro che concluso. Mentre i repubblicani continuano a spingere per riforme, gli ambientalisti e i democratici cercano di difendere la legge nella sua forma attuale. Una cosa è certa: la tutela delle specie a rischio rimane una priorità per milioni di americani, ma il suo destino dipenderà dalle prossime mosse politiche.