Un amministratore delegato che sostituisce sé stesso con un clone artificiale durante una conference call sulle trimestrali: è quanto avrebbe fatto Sam Sidhu, CEO di Customers Bank, secondo quanto riportato da CNBC.

Durante l’incontro, Sidhu ha atteso quasi un’ora prima di rivelare che a parlare non era lui, ma un’intelligenza artificiale addestrata sulla sua voce e sui suoi modi di comunicare. Una scelta che, oltre a stupire i partecipanti, ha suscitato perplessità sulla reale utilità di un simile stratagemma.

«Le osservazioni che avete ascoltato oggi sono state pronunciate dal mio clone AI, non da me», ha dichiarato Sidhu, presentando l’iniziativa come un possibile primo caso per una società quotata. Resta tuttavia dubbio se qualcuno sia stato effettivamente ingannato.

La mossa, apparentemente audace, fa parte di una strategia più ampia: Customers Bank ha recentemente siglato una partnership pluriennale con OpenAI per integrare i suoi modelli AI all’interno delle operazioni bancarie. L’obiettivo? Sviluppare capacità personalizzate per snellire i processi interni.

Sidhu ha sottolineato come l’AI sia destinata a rivoluzionare l’efficienza della banca. Secondo le sue previsioni, l’adozione degli agenti AI di OpenAI nei prossimi 6-12 mesi potrebbe ridurre il rapporto di efficienza operativa (calcolato come il rapporto tra costi operativi non interessi e ricavi) dal 49% a poco sopra il 40%.

Tra i risultati attesi:

  • La riduzione dei tempi per la concessione di prestiti commerciali da oltre 30 giorni a soli 7 giorni;
  • L’apertura di conti per clienti commerciali, che solitamente richiede più di un giorno, in appena 20 minuti;
  • L’impiego di agenti AI come «lavoratori digitali» in grado di operare 24 ore su 24.

«Un agente autonomo è come un dipendente digitale che non si ferma mai», ha spiegato Sidhu a CNBC.

Tuttavia, le previsioni ottimistiche contrastano con la realtà di un settore, quello dell’AI, ancora afflitto da errori frequenti e incidenti. Basti pensare ai problemi riscontrati da colossi come Amazon e Meta nell’implementare soluzioni basate su intelligenza artificiale.

Non è la prima volta che un CEO ricorre a un clone AI di sé stesso. Mark Zuckerberg, ad esempio, starebbe sviluppando un agente AI per assisterlo nel lavoro quotidiano, oltre a un clone «fotorealistico» in grado di fornire consulenza ai dipendenti in qualsiasi momento.

Questa tendenza, che mescola innovazione e vanità, solleva interrogativi sulla sostenibilità e l’etica di tali iniziative. Mentre alcuni vedono nell’AI un’opportunità senza precedenti, altri mettono in guardia sui rischi di una dipendenza eccessiva da strumenti ancora imperfetti.

Fonte: Futurism