Un disegno di legge in bilico tra banche e crypto
Il CLARITY Act, il disegno di legge del Senato statunitense che mira a regolare il mercato delle criptovalute, si prepara a una fase cruciale: la discussione e la votazione su oltre 100 emendamenti proposti. Questa situazione rischia di ritardare ulteriormente l’approvazione definitiva del provvedimento, mettendo alla prova la fragile mediazione raggiunta sulla regolamentazione delle stablecoin.
Le tensioni sui rendimenti delle stablecoin
Il punto più critico riguarda i rendimenti sulle stablecoin, una questione che ha già bloccato i negoziati in passato e che ora rischia di riaprire il divario tra le istituzioni finanziarie tradizionali e il settore delle criptovalute. Secondo la proposta attuale, il CLARITY Act vieterebbe i premi sugli asset stabili non utilizzati, quando questi assomigliano agli interessi sui depositi bancari. Tuttavia, verrebbero ancora ammessi incentivi legati ad attività come pagamenti o transazioni.
Questa distinzione è stata pensata per evitare che le stablecoin diventino sostituti dei depositi bancari, consentendo al contempo alle aziende di premiare l’uso attivo piuttosto che il semplice possesso passivo. Tuttavia, le banche non ritengono che la proposta vada abbastanza in profondità.
Le banche chiedono un divieto più rigoroso
Le istituzioni finanziarie tradizionali sostengono che la normativa attuale non chiude tutte le possibili scappatoie. Secondo loro, gli exchange di criptovalute e altri intermediari potrebbero strutturare i rendimenti in modo da attirare depositi lontano dalle banche assicurate. Per questo motivo, i gruppi bancari hanno sollecitato i senatori a intervenire per chiudere quello che considerano un vuoto normativo.
In particolare, è stato proposto un emendamento da parte dei senatori Jack Reed e Tina Smith per rafforzare la regolamentazione. La loro proposta mira a vietare i premi che siano «sostanzialmente simili» agli interessi sui depositi, una formulazione che darebbe più potere ai regolatori per bloccare programmi di incentivi che le banche considerano equivalenti ai rendimenti sui conti correnti.
Una battaglia tra lobby e advocacy
La campagna di pressione intorno a questa disposizione si è intensificata notevolmente. Secondo Stand With Crypto, il gruppo di advocacy sostenuto da Coinbase, i lobbisti bancari hanno inviato 8.000 lettere per cercare di bloccare i rendimenti sulle stablecoin. Il gruppo ha inoltre dichiarato che i suoi sostenitori hanno effettuato 8.000 chiamate e inviato 300.000 email ai legislatori negli ultimi mesi, oltre a contattare quasi 1,5 milioni di volte per promuovere il CLARITY Act.
Dall’altro lato, i leader del settore finanziario tradizionale stanno mantenendo alta la pressione per assicurarsi che l’emendamento venga approvato. Lorrie Trogden, presidente e CEO dell’Arkansas Bankers Association, ha recentemente lanciato un appello pubblico su X (ex Twitter), invitando i membri del settore bancario a farsi sentire prima della votazione in commissione di giovedì.
Un confronto che va oltre la tecnica
Questi sforzi riflettono una campagna esterna particolarmente visibile per una votazione in commissione. Mostrano inoltre come un dibattito tecnico sulla regolamentazione dei rendimenti sia diventato un scontro simbolico su chi controllerà il prossimo livello dei pagamenti basati sul dollaro: le banche tradizionali o le piattaforme di criptovalute.