Mentre i prezzi del petrolio salgono e milioni di barili al giorno rimangono fermi a causa della guerra in Ucraina, qualcuno sta effettivamente riducendo i consumi. Ma non sono certo i conducenti americani. Secondo David Doherty, responsabile della ricerca sulle risorse naturali di BloombergNEF, i dati sulla domanda di benzina negli Stati Uniti non mostrano cambiamenti significativi dopo l’inizio del conflitto o il recente aumento dei prezzi.
Le cifre dell’Energy Information Administration relative al consumo di carburante, misurate come «prodotto fornito di benzina finita per motori», confermano questa tendenza. Nonostante il prezzo della benzina sia salito a 4,11 dollari al gallone (rispetto ai 3,15 di un anno fa), l’impatto sulle famiglie americane è meno pesante di quanto si possa pensare.
«Oggi 4 dollari non sono come 4 dollari di cinque anni fa, e tanto meno come quelli del 2008», spiega Doherty. «Con 4 dollari oggi non si compra nemmeno un caffè, mentre dieci anni fa si poteva avere un caffè più latte di avena».
Il motivo principale è l’inflazione: il potere d’acquisto del dollaro è diminuito rispetto al 2008 e al 2022. Inoltre, le auto americane sono diventate più efficienti nel tempo, permettendo ai conducenti di percorrere più chilometri con la stessa quantità di carburante. Non va poi trascurato l’aumento dei veicoli elettrici, che consentono di evitare del tutto la volatilità dei prezzi della benzina.
Ironia della sorte, un ruolo chiave in questa resilienza è stato giocato dagli standard CAFE (Corporate Average Fuel Economy), ora quasi completamente abrogati. Questi standard, introdotti dopo la crisi petrolifera del 1973, avevano l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’industria automobilistica statunitense dai combustibili fossili, migliorando progressivamente l’efficienza dei veicoli.
Nel 2007, l’allora presidente George W. Bush firmò una legge che rafforzava per la prima volta in quasi 30 anni questi standard. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha poi ridimensionato ulteriori progressi in materia di efficienza carburante durante le presidenze Obama e Biden.
«Gli standard CAFE, pur essendo stati indeboliti, hanno comunque contribuito a rendere l’economia statunitense meno dipendente dal petrolio», afferma Doherty. «Oggi consumiamo meno petrolio per ogni dollaro di PIL prodotto rispetto al passato».
Dai dati storici emerge che, dal 1970 a oggi, il consumo di petrolio è aumentato di circa il 20%, mentre il PIL degli Stati Uniti è più che quadruplicato. Questo significa che l’economia americana è diventata più efficiente dal punto di vista energetico, riducendo la propria vulnerabilità alle fluttuazioni dei prezzi del greggio.
«La crisi attuale non colpisce come quella del 1979 perché l’economia statunitense è cambiata. Siamo meno dipendenti dal petrolio e più resilienti alle sue fluttuazioni». — David Doherty, BloombergNEF