Il Clarity Act, la legge statunitense più attesa dal settore delle criptovalute, si trova a un bivio cruciale. Secondo Alex Thorn, responsabile della ricerca di Galaxy Digital, se non sarà approvato entro maggio 2025, le possibilità di entrata in vigore prima delle elezioni di novembre si ridurranno drasticamente. «Se l’approvazione slitta oltre metà maggio, la probabilità che la legge venga firmata nel 2026 crollerà», ha dichiarato Thorn in una nota condivisa con DL News.
Le sue previsioni sono preoccupanti: «Le probabilità che il Clarity Act venga approvato nel 2026 sono al 50%, forse meno». Anche i mercati scommettono contro il provvedimento: secondo Polymarket, la probabilità di approvazione quest’anno è scesa al 47%, in calo rispetto all’82% di febbraio.
Il tempo stringe per il Congresso statunitense, alle prese con una serie di priorità legislative in competizione tra loro. Il Senato deve affrontare dibattiti su autorizzazioni militari per l’Iran, finanziamenti al Dipartimento della Sicurezza Nazionale e una lunga lista di nomine presidenziali per ruoli chiave. La sessione parlamentare, già fitta di impegni, subirà una pausa ad agosto per cinque settimane, seguita da un’intensificazione della campagna elettorale per le midterm. Se i democratici dovessero riconquistare la Camera, il lavoro legislativo rischierebbe di bloccarsi completamente.
Un raro accordo bipartisan
Nonostante le difficoltà, il Clarity Act ha già ottenuto un primo successo: a luglio 2025 è stato approvato alla Camera con 294 voti favorevoli e 134 contrari. Un risultato che ha visto 78 democratici schierarsi a fianco dei repubblicani, dimostrando un raro consenso trasversale sulla necessità di un quadro normativo federale per le criptovalute.
Secondo Thorn, quattro fattori hanno contribuito a questo accordo iniziale:
- Donald Trump: da quando è tornato alla Casa Bianca, il presidente ha sostenuto apertamente l’industria crypto attraverso decreti esecutivi, nomine chiave e partecipazione a eventi di settore.
- Tim Scott: il senatore repubblicano della Carolina del Sud, presidente della Commissione Bancaria del Senato, ha fatto della regolamentazione crypto una priorità assoluta.
- Il Genius Act: l’approvazione della legge sulle stablecoin nell’estate 2024 ha dimostrato che democratici e repubblicani possono collaborare su temi crypto.
- Il lobbismo crypto: l’industria ha investito 133 milioni di dollari nel 2024 per sostenere candidati favorevoli alle criptovalute, e continua a farlo anche in questa tornata elettorale, contribuendo a sensibilizzare e convincere gli scettici.
«Queste condizioni potrebbero non durare», avverte Thorn.
Le sfide nel Senato
Le trattative al Senato si sono rivelate più complesse del previsto. Le discussioni sulla legge erano inizialmente previste per gennaio, ma sono state rinviate a causa di disaccordi su premi e incentivi per le stablecoin.
Tuttavia, secondo Galaxy Digital, le stablecoin non sono l’unico ostacolo. Un altro punto critico è rappresentato dalla Blockchain Regulatory Certainty Act, una disposizione inserita nella bozza del Senato che chiarisce come gli sviluppatori di software non custodi — cioè coloro che scrivono codice senza controllare i fondi degli utenti — non siano considerati trasmettitori di denaro ai sensi della legge federale.
Mentre gli operatori crypto vedono questa norma come essenziale per mantenere lo sviluppo open-source negli Stati Uniti, le forze dell’ordine temono che possa creare «punti ciechi investigativi».
Anche le disposizioni etiche restano un tema caldo. Alcuni democratici stanno spingendo per vietare ai funzionari governativi di alto livello e alle loro famiglie di trarre profitto dalle criptovalute durante il mandato. «Nessuno dovrebbe essere in carica per arricchirsi», ha dichiarato il deputato democratico Ro Khanna in ottobre. Queste modifiche potrebbero non affossare l’approvazione in commissione, ma rischiano di complicare ulteriormente il percorso della legge.