Le comunità indigene del Pacifico affrontano tempeste sempre più distruttive, aggravate dal riscaldamento degli oceani. Nel frattempo, in Amazzonia, l’espansione delle attività minerarie continua a violare i territori ancestrali. In Ecuador, i pozzi petroliferi continuano a operare nonostante le ordinanze dei tribunali. In questo contesto, i leader indigeni riuniti questa settimana presso le Nazioni Unite si interrogano: come garantire il rispetto delle sentenze internazionali che impongono azioni climatiche concrete?

Le sentenze climatiche: promesse senza applicazione?

Lo scorso anno, la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso un parere consultivo in cui afferma che gli Stati responsabili dell’inquinamento climatico devono rispondere dei danni causati, soprattutto ai piccoli Stati insulari. Analogamente, la Corte Interamericana dei Diritti Umani ha emanato una decisione storica nell’estate 2023, esortando i governi a ridurre le emissioni di combustibili fossili e a integrare le conoscenze indigene nelle politiche ambientali.

Tuttavia, la realtà è ben diversa: molti Stati membri dell’ONU preferiscono ignorare questi obblighi. La domanda che emerge è se queste sentenze possano essere effettivamente implementate, fatte rispettare e utilizzate per proteggere i territori e i diritti delle popolazioni indigene.

Ecuador: diritti costituzionali vs. interessi economici

In Ecuador, la Costituzione riconosce i diritti della natura dal 2008. Magaly Ruiz Cajas, membro del Consiglio della Magistratura, ha sottolineato durante il Forum Permanente delle Nazioni Unite sugli Affari Indigeni che «la giustizia ambientale non è un’opzione, ma un obbligo». Ha citato casi come quello del 2011, quando un tribunale ha sanzionato l’inquinamento del fiume Vilcabamba. Eppure, nonostante questi progressi legali, le aziende continuano a ignorare i diritti delle comunità indigene.

Juan Bay, presidente della Nazione Waorani dell’Ecuador, ha denunciato al forum che il Paese non rispetta né le leggi nazionali né gli accordi internazionali per tutelare i popoli in isolamento volontario o quelli che vivono vicino ai pozzi petroliferi. Secondo Bay, queste politiche sono «incompatibili con l’azione climatica e con i diritti dei popoli indigeni».

La situazione è ulteriormente peggiorata a febbraio, quando l’Ecuador ha approvato una legge per accelerare l’estrazione mineraria, riducendo le tutele ambientali e ignorando le critiche di organizzazioni indigene e ambientaliste.

Un paradosso latinoamericano: leggi forti, applicazione debole

Albert Kwokwo Barume, relatore speciale dell’ONU sui diritti dei popoli indigeni, ha evidenziato in un rapporto dello scorso anno un paradosso regionale: «L’America Latina e i Caraibi dispongono di quadri giuridici avanzati, ma la loro applicazione rimane carente». Ha aggiunto che anche le sentenze favorevoli vengono spesso vanificate da una scarsa attuazione e dalla mancanza di consultazioni con le comunità interessate.

La resistenza dei Paesi potenti

Anche Stati più influenti oppongono resistenza. Vanuatu e una dozzina di Paesi sostenitori hanno spinto per l’adozione di un parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia nel 2023, ma l’opposizione di nazioni come Stati Uniti, Cina e Russia ha ostacolato progressi concreti. «Le sentenze da sole non bastano: serve una volontà politica globale per tradurle in azioni», ha dichiarato Luisa Castañeda-Quintana, direttrice esecutiva del gruppo di advocacy Land is Life.

Un’opportunità da cogliere

Castañeda-Quintana ha sottolineato che questi pareri consultivi non sono mere dichiarazioni simboliche, ma strumenti di potere che le comunità indigene devono utilizzare per rafforzare le proprie rivendicazioni. «Devono essere integrati nei discorsi sui diritti umani e portati in ogni spazio decisionale che riguardi il loro futuro» ha affermato. Tuttavia, per ottenere risultati, è necessario un impegno collettivo: governi, organismi internazionali e società civile devono collaborare per trasformare le sentenze in realtà tangibili.

«Le sentenze climatiche sono una spada a doppio taglio: da un lato rappresentano una vittoria giuridica, dall’altro una sfida politica. Senza applicazione, rimangono solo parole su carta.»

— Luisa Castañeda-Quintana, direttrice esecutiva di Land is Life
Fonte: Grist