New Orleans – Jasmir Urbina, 35 anni, è fuggita dal Nicaragua nel 2022 dopo aver subito violenze. Ora vive a New Orleans con il marito, anch’egli richiedente asilo, in attesa di una decisione sulla sua richiesta di protezione. Ma invece di trovare sicurezza, è caduta vittima di una truffa che l’ha lasciata senza casa e senza documenti.

Il suo caso non è isolato. Negli Stati Uniti, le frodi legate all’immigrazione sono in forte aumento, alimentate dalle massicce retate dell’amministrazione Trump. Le operazioni militari contro i migranti, come “Operation Swamp Sweep”, hanno creato un clima di paura e disperazione tra chi attende una risposta legale. Molti, come Urbina, cercano aiuto da professionisti improvvisati, finendo nelle mani di truffatori senza scrupoli.

Urbina, che si presentava regolarmente agli appuntamenti con le autorità dell’immigrazione, aveva programmato una udienza virtuale per il 21 novembre 2025. Disperata, cercava un avvocato che parlasse spagnolo. Su Facebook, ha trovato un annuncio di Catholic Charities, un’organizzazione di aiuto ai migranti. Dopo aver cliccato, è entrata in contatto con una donna che si faceva chiamare “Susan Millan”, sostenendo di essere un’avvocata.

La truffatrice aveva un profilo convincente: una foto professionale con una libreria sfocata alle spalle. Urbina, fidandosi, ha pagato quasi 10.000 dollari tramite Zelle per servizi legali che non sarebbero mai arrivati. Le richieste includevano referenze e documenti aggiuntivi, per i quali erano previsti ulteriori costi.

Durante l’udienza virtuale, durata solo cinque minuti, Urbina ha parlato con un uomo in uniforme verde, seduto di fronte a una bandiera americana. Le è stato detto che avrebbe ottenuto la residenza. Ma il giorno dopo, quando ha provato a contattare “Millan”, il telefono è rimasto muto. Solo allora ha realizzato di essere stata ingannata.

«Dio è con noi e combatte per i suoi figli. Oggi avete sbagliato persona e pagherete per questo», ha scritto Urbina in un messaggio rabbioso. Ma non c’era più nessuno dall’altra parte. Pochi giorni dopo, è stata arrestata e deportata.

Il caso di Urbina è solo uno dei tanti che emergono in un sistema dove la disperazione dei migranti viene sfruttata da criminali senza volto. Secondo fonti investigative, molte vittime di queste truffe non denunciano per paura di essere identificate dalle autorità.

«Questi truffatori approfittano della vulnerabilità delle persone», spiega un portavoce di Catholic Charities. «Offrono soluzioni rapide a problemi complessi, ma alla fine lasciano le vittime in una situazione ancora più disperata».

Le autorità consigliano ai migranti di verificare sempre le credenziali di chi offre assistenza legale e di rivolgersi solo a organizzazioni riconosciute. Tuttavia, in un contesto di paura e incertezza, molti non hanno altra scelta che affidarsi a chi promette salvezza, anche a caro prezzo.