Un biglietto attribuito a Jeffrey Epstein, rinvenuto dal suo ex compagno di cella Nicholas Tartaglione, è stato reso pubblico mercoledì da un giudice federale dopo anni di segretezza. Il documento, inizialmente sigillato in un caveau giudiziario a seguito di una disputa legale non correlata, è stato sbloccato su richiesta del New York Times.
Il giudice federale Kenneth Karas, del distretto di White Plains (New York), ha ordinato la pubblicazione del biglietto dopo che il quotidiano aveva richiesto l’apertura di documenti legati al caso di Tartaglione, ex poliziotto condannato all’ergastolo per l’omicidio di quattro persone.
Il contenuto del messaggio, emerso solo grazie a una menzione dello stesso Tartaglione durante un podcast nel 2023, risulta di difficile interpretazione in alcune parti. Scrive Epstein:
«Mi hanno indagato per mesi — senza trovare nulla!!! È un sollievo poter scegliere il momento di dire addio. Cosa vuoi che faccia — piangere?».Il messaggio si conclude con le parole «NIENTE DIVERTIMENTO», sottolineate, seguite da «NON NE VALE LA PENA!!»
Non è chiaro chi abbia effettivamente scritto il biglietto. Il documento non compare nei rapporti ufficiali sull’autopsia né nei file recentemente pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense sul finanziere deceduto.
Nel motivare la decisione, il giudice Karas ha valutato gli interessi di privacy delle parti coinvolte, compreso Epstein, sottolineando che «gli interessi di privacy di un defunto sono notevolmente ridotti e la divulgazione delle sue informazioni difficilmente arreca un danno concreto».
Secondo i documenti carcerari, Epstein presentava segni di strangolamento e irritazione cutanea al collo dopo il presunto tentativo di suicidio del 23 luglio 2019. Le guardie riferirono che respirava pesantemente ma era reattivo, e un agente dichiarò che Epstein accusò Tartaglione di aver tentato di ucciderlo. Dopo l’episodio, Epstein fu posto sotto osservazione psichiatrica per 31 ore, prima di essere declassato a monitoraggio standard — lo stesso status in cui fu trovato morto il 10 agosto 2019.
Epstein negò ogni tentativo di autolesione, sostenendo che il suicidio fosse contrario alla sua fede ebraica e definendosi un «vigliacco» incapace di sopportare il dolore. I file giudiziari indicano che Tartaglione riferì al suo avvocato dell’esistenza del biglietto quattro giorni dopo il presunto tentativo di suicidio, e che il documento fu presentato come prova nel processo contro di lui, per poi essere sigillato a causa di una disputa sulla sua rappresentanza legale.