Un tribunale dell'Illinois ha recentemente stabilito che la pubblicazione di un video che mostra un bambino di 10 anni in preda a una crisi emotiva dopo una sconfitta in una partita di hockey non costituisce un'infrazione intenzionale di distress emotivo.
La decisione, presa dalla Corte d'Appello dell'Illinois (giudici Raymond Mitchell, Sharon Oden-Johnson e Thaddeus Wilson), riguarda il caso Mufarreh v. Google, Inc., in cui il ragazzino e i suoi genitori hanno citato in giudizio un utente anonimo di YouTube che aveva pubblicato un video della sua reazione.
Durante una partita di hockey giovanile, il bambino, soprannominato Mufarreh, ha perso l'ultimo tiro di rigore, scatenando una forte reazione emotiva. Il video, intitolato "TI Tantrum" e pubblicato il 2 novembre 2023 dall'utente FunnyIllinoisHockey, mostrava la sua crisi in dettaglio, con tanto di urla, lancio di bastone, guanti e casco, e collasso a terra. La clip, della durata di due minuti e quaranta secondi, era accompagnata dalla canzone "Tantrum" di Madeline The Person.
Secondo la denuncia, tra novembre 2023 e aprile 2024, ogni tentativo dei genitori di far rimuovere il video è stato vano: la clip continuava a riapparire e si diffondeva rapidamente nella piccola comunità di hockey giovanile. Mufarreh avrebbe sofferto di insonnia, attacchi d'ansia, umiliazione, derisione e isolamento sociale. I genitori hanno dichiarato di aver vissuto notti insonni, distress psicologico e tensioni coniugali, attribuendo la responsabilità della sofferenza alla pubblicazione del video.
Gli avvocati dei Mufarreh hanno ipotizzato che l'autore del video fosse un allenatore di 23 anni di una squadra rivale, che avrebbe usato la clip per reclutare giovani giocatori e allontanarli dalla squadra di Mufarreh. Hanno quindi chiesto a Google e YouTube di rivelare l'identità dell'utente per poterlo citare in giudizio per diffamazione, violazione del diritto di pubblicità e distress emotivo intenzionale.
Il tribunale di primo grado ha respinto le accuse di diffamazione e violazione del diritto di pubblicità, ma ha permesso alla famiglia di procedere con la richiesta di distress emotivo per il figlio. Tuttavia, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, affermando che il comportamento dell'utente anonimo, pur lesivo, non costituisce un'infrazione intenzionale di distress emotivo.
La corte ha ricordato che, per configurare questo reato, devono essere soddisfatti tre requisiti: 1) la condotta del convenuto deve essere estrema e oltraggiosa; 2) il convenuto deve aver inteso causare distress emotivo grave o essere consapevole della probabilità che ciò accadesse; 3) la condotta deve aver effettivamente causato distress emotivo grave.
Secondo i giudici, il video, pur umiliante, non raggiunge il livello di gravità richiesto dalla legge. La corte ha sottolineato che «la responsabilità giuridica sorge solo quando la condotta è così oltraggiosa da superare i limiti dell'accettabilità sociale». Comportamenti come insulti, minacce o molestie minori non sono sufficienti a configurare il reato.