La Corte d'Appello del Circuito dell'Ottavo Distretto degli Stati Uniti ha recentemente confermato la validità di una legge dell'Iowa che vieta l'uso di dispositivi di registrazione durante atti di violazione di proprietà privata. La decisione, presa all'unanimità dai giudici Steven Grasz, James Loken e Raymond Gruender, rappresenta una vittoria per i proprietari terrieri e rafforza la tutela della privacy contro pratiche di sorveglianza non autorizzate.

Il contesto normativo: dalla legge generale al reato specifico

L'Iowa ha una lunga tradizione di tutela della proprietà privata. La sua legge generale sul trespassing (violazione di proprietà) definisce il reato come l'atto di entrare o permanere su un terreno o in un edificio dopo essere stati avvertiti o invitati ad andarsene dal proprietario. In caso di violazione semplice, senza danni fisici o danni materiali superiori a 300 dollari, il reato è classificato come reato minore e prevede sanzioni che vanno da una multa di 105 a 855 dollari fino a 30 giorni di reclusione.

Tuttavia, nel 2021, lo Stato ha introdotto una normativa più severa: il § 727.8A, che disciplina il cosiddetto "trespass-surveillance" (violazione con finalità di sorveglianza). Questa legge introduce pene più severe per chi, durante un atto di violazione, utilizza telecamere o dispositivi elettronici per registrare immagini o dati. In particolare:

  • Per un primo reato, il colpevole è punito con un reato aggravato, sanzionato con una multa da 855 a 8.540 dollari e fino a due anni di reclusione;
  • Per reati successivi, la pena è elevata a reato di classe D, con multe che vanno da 1.025 a 10.245 dollari e fino a cinque anni di carcere.

Le contestazioni e il ricorso alla Corte d'Appello

Due organizzazioni per i diritti degli animali e la giustizia sociale, tra cui Iowa Citizens for Community Improvement (ICCI), hanno presentato ricorsi contestando l'applicazione della legge. Secondo i ricorrenti, il divieto di registrare durante atti di violazione limita la libertà di espressione dei propri membri, soprattutto in contesti pubblici o semi-pubblici dove la proprietà è accessibile ma soggetta a restrizioni.

ICCI ha dichiarato che i propri attivisti, pur essendo disposti a subire le conseguenze di un semplice atto di violazione, si vedono ora scoraggiati dall'utilizzare telecamere per documentare abusi o attività illecite, temendo sanzioni più severe. La Corte ha tuttavia respinto queste argomentazioni, affermando che la legge non viola il Primo Emendamento della Costituzione statunitense.

La sentenza: perché la legge è costituzionale

La Corte ha sottolineato che, sebbene la libertà di espressione includa la produzione e la condivisione di video, non esiste un diritto automatico a registrare su proprietà private. Richiamando precedenti giurisprudenziali come Lloyd Corp. v. Tanner (1972) e Hudgens v. NLRB (1976), i giudici hanno ribadito che il Primo Emendamento non protegge chi si introduce illegalmente su terreni privati per scopi di protesta o documentazione, anche se le intenzioni sono nobili.

Secondo la Corte, la legge dell'Iowa non censura la libertà di parola, ma regola l'accesso a proprietà private per prevenire abusi e tutelare la privacy dei proprietari. La normativa, quindi, supera il test di scrutinio intermedio applicato alle restrizioni alla libertà di espressione, poiché è mirata a un interesse pubblico rilevante e non è più restrittiva del necessario.

«La Corte ha chiarito che il diritto di registrare non può essere esercitato a scapito del diritto di proprietà privata. Chi decide di violare una proprietà, anche con intenti legittimi, deve accettare le conseguenze previste dalla legge, incluse le restrizioni sull'uso di dispositivi di registrazione.»

Implicazioni per attivisti e proprietari terrieri

La sentenza rappresenta un precedente importante per tutti coloro che operano in contesti di protesta o monitoraggio civico. Mentre alcuni gruppi hanno espresso preoccupazione per un possibile effetto deterrente sulla libertà di stampa e di denuncia, la Corte ha ribadito che la proprietà privata gode di una tutela prioritaria rispetto alla libertà di accesso per scopi di registrazione.

Per i proprietari terrieri, la decisione offre maggiore sicurezza giuridica, consentendo loro di vietare l'accesso e l'uso di dispositivi di registrazione su terreni privati. Per gli attivisti, invece, la sentenza sottolinea l'importanza di operare entro i limiti della legge, evitando azioni che potrebbero configurare reati più gravi.

Cosa cambia per l'Italia e l'Europa?

Sebbene la sentenza riguardi la legislazione statunitense, essa solleva questioni rilevanti anche per i sistemi giuridici europei, dove la tutela della proprietà privata e la libertà di espressione spesso si scontrano. In Italia, ad esempio, l'articolo 633 del Codice Penale disciplina il reato di violazione di domicilio, mentre la legge sulla privacy (GDPR) regola l'uso di immagini e dati personali. Tuttavia, non esiste una normativa specifica che vieti esplicitamente l'uso di telecamere durante atti di violazione, lasciando spazio a interpretazioni giurisprudenziali.

Gli attivisti italiani che operano in contesti di denuncia sociale dovrebbero prestare attenzione a non violare la privacy altrui durante le proprie azioni, anche se motivate da intenti legittimi. La sentenza statunitense, infatti, rafforza il principio secondo cui la proprietà privata non può essere utilizzata come strumento di protesta o documentazione senza il consenso del proprietario.

Fonte: Reason