L'accusa contro James Comey: cosa dice l'incriminazione
Secondo l'atto di incriminazione depositato il 15 maggio 2025 presso il tribunale distrettuale orientale della Carolina del Nord, James Brien Comey Jr. avrebbe consapevolmente e volontariamente minacciato di morte e di arrecare danni fisici al presidente degli Stati Uniti. La presunta minaccia sarebbe stata veicolata tramite un post pubblicato su Instagram, in cui compariva una fotografia di conchiglie disposte in modo da formare la scritta "86 47".
L'accusa si basa su due capi d'imputazione: la violazione del Titolo 18 del Codice degli Stati Uniti, Sezione 871(a), che punisce le minacce contro il presidente, e la violazione dello statuto federale sulle minacce interstatali (18 U.S.C. § 875(c)). Tuttavia, secondo gli analisti legali, la tesi accusatoria presenta gravi lacune.
Il significato di "86 47" e perché non costituisce una minaccia
La difesa di Comey si basa sull'interpretazione del termine "86", che secondo l'Oxford English Dictionary significa "espellere o vietare l'accesso a qualcuno; respingere o abbandonare; in origine, rifiutarsi di servire un cliente". Nel contesto del post, il numero 47 farebbe riferimento all'ex presidente Donald Trump, attualmente il 47° presidente degli Stati Uniti.
L'OED fornisce diversi esempi storici dell'uso del termine:
- 1942: "'Eighty-six' è il termine commerciale per indicare il rifiuto di servire un cliente con ulteriori bevande alcoliche."
- 1959: "'Eighty-sixed alcuni banchieri squadrati dal tempio'" (nel senso di espulsi).
- 1963: "Ti farò buttare fuori da questo bar" (J. Rechy, City of Night).
- 1968: Norman Mailer riferisce di essere stato cacciato da una festa con la frase "You're 86'd".
- 1980: In un film, un consulente politico dice a Robert Redford: "Dobbiamo tagliarti i capelli e eighty-six i favoriti".
Alla luce di questi esempi, gli esperti giuridici sostengono che, in assenza di un contesto aggiuntivo, la scritta "86 47" non può essere ragionevolmente interpretata come una minaccia di violenza. Il termine "86" è storicamente legato a contesti di esclusione o rifiuto, non di aggressione.
La legge sui "true threats" e il Primo Emendamento
Secondo la giurisprudenza statunitense, la categoria delle "true threats" (minacce vere e proprie) si applica solo a dichiarazioni che, in base a un'interpretazione oggettiva, sarebbero ragionevolmente percepite come minacce di violenza. Come sottolineato dalla sentenza Counterman v. Colorado (2023), il concetto di "vero" in questa definizione è fondamentale: non basta che una frase possa essere interpretata come minaccia in un contesto specifico, ma deve essere oggettivamente e universalmente riconoscibile come tale.
Nel caso di Comey, il post su Instagram non contiene alcun elemento che possa far pensare a una minaccia concreta. Non ci sono armi, gesti aggressivi o linguaggio esplicitamente violento. Pertanto, secondo gli analisti, l'accusa rischia di essere respinta per mancanza di prove.
Le reazioni e le prospettive future
Mentre l'accusa sostiene che la scritta "86 47" sia una minaccia velata, molti giuristi e osservatori politici considerano l'incriminazione politicamente motivata e debole dal punto di vista legale. La difesa di Comey potrebbe basarsi proprio sulla mancanza di contesto e sulla natura ambigua del termine "86", che storicamente non è associato a violenza.
Se il caso dovesse arrivare a processo, l'esito dipenderebbe dalla capacità dell'accusa di dimostrare che il messaggio fosse obiettivamente interpretabile come una minaccia. Tuttavia, alla luce della giurisprudenza vigente, molti esperti ritengono che il giudice potrebbe archiviare il caso o assolvere Comey.
"Il termine 'vero' nelle 'true threats' distingue ciò che è in discussione: non basta che una frase possa essere interpretata come minaccia in un contesto specifico, ma deve essere oggettivamente riconoscibile come tale da una persona ragionevole."