Un musical che non regge il confronto con il film
Il musical Beaches, tratto dal celebre film cult del 1988 con Bette Midler, ha debuttato mercoledì al Majestic Theater di Broadway. Nonostante le aspettative, la produzione non riesce a replicare il successo ironico e kitsch dell'originale cinematografico. Anzi, ne accentua i difetti, trasformandosi in uno spettacolo che affonda sotto il peso di una trama mal strutturata e dialoghi imbarazzanti.
Un momento di gloria... troppo breve
Tra i pochi momenti di pregio, spicca la canzone “Show the World Who You Are”, firmata da Mike Stoller e Iris Rainer Dart. In questa scena, le due protagoniste adulte, Bertie (Kelli Barrett) e Cee Cee (Jessica Yosk), si uniscono alle loro versioni giovanili per un numero musicale che ricorda i montaggi di Valley of the Dolls (1967). Tuttavia, la magia del cinema non si trasferisce facilmente in teatro: la presenza fisica degli attori, troppo vicini al pubblico, rende ogni imbarazzo ancora più evidente.
Una trama affrettata e dialoghi discutibili
Il libretto, scritto da Thom Thomas e Iris Rainer Dart (autrice anche del romanzo originale), affolla il primo atto di scene che cercano di raccontare la crescita delle due amiche, Bertie e Cee Cee. Peccato che la narrazione proceda a passo di lumaca, con un ritmo che stanca più che coinvolgere. I dialoghi, poi, rasentano il grottesco: Cee Cee, la più sfacciata delle due, usa parolacce senza filtri, mentre Bertie, ingenua e sognatrice, arriva a dichiarare di voler avere una relazione con Rock Hudson. Ma il colpo di grazia arriva quando Bertie definisce un atto orale come un “blow torch” (lanciafiamme), una scelta lessicale che lascia senza parole.
Costumi discutibili e riferimenti fuori luogo
I costumi di Tracy Christensen non aiutano: lontani dallo stile iconico di Bette Midler in Beaches o Stella, ricordano più che altro gli abiti di Barbara Stanwyck in Stella Dallas. Una scelta stilistica che stride con l'estetica del musical e che contribuisce a creare un'atmosfera disomogenea.
Secondo atto più coerente, ma senza slancio
La seconda parte dello spettacolo risulta più coesa, anche grazie alla diagnosi di cancro di Bertie, che dà un senso di urgenza alla trama. Le canzoni di Stoller, pur essendo tecnicamente valide, non raggiungono il livello delle sue opere più celebri, come Yakety Yak o Jailhouse Rock. I testi di Iris Rainer Dart, invece, faticano a essere memorabili. L'unica eccezione è il finale, che chiude con “Wind Beneath My Wings”, un brano che Stoller non ha scritto. Il merito va a Jeff Silbar e Larry Henley, relegati a un ringraziamento marginale nei crediti del programma di sala.
Due registi per un disastro annunciato
Per affrontare un materiale così complesso, la produzione ha affidato la regia a ben due nomi: Lonny Price e Matt Cowart. Una scelta che, invece di risolvere i problemi, sembra averli amplificati. Il risultato è uno spettacolo che, pur non essendo privo di momenti di pregio, finisce per essere ricordato più per i suoi difetti che per le sue qualità.
“Beaches” a Broadway dimostra che non sempre un musical tratto da un film di successo riesce a trovare la sua identità. In questo caso, la produzione affonda sotto il peso di una trama affrettata, dialoghi discutibili e una regia poco incisiva.