Una foresta morta: la realtà dietro il glifosato
In una zona remota della California settentrionale, a pochi chilometri dalla cittadina di Chester e a mezz’ora di auto dalla baita che ho acquistato e ristrutturato dieci anni fa, percorro una strada sterrata con la mia vecchia Toyota Tacoma. Il paesaggio che si apre davanti a me è irriconoscibile. Quello che un tempo era un prato fiorito, brulicante di vita, è ora una distesa arida e sbiancata dal sole, che si estende fino ai fianchi delle montagne spogliate. Non si vedono uccelli, animali o insetti. Solo cumuli di roccia vulcanica, testimoni dell’attività del vicino Lassen Peak. È un silenzio surreale, desolante.
Il Dixie Fire, nel luglio 2021, ha devastato quasi un milione di acri. Il Park Fire, tre anni dopo, ne ha bruciati altri 430.000. Ma gli incendi non sono la causa di ciò che vedo oggi. A farlo sono state le azioni dell’uomo.
Pochi minuti più avanti, la natura mostra segni di rinascita: cespugli di mountain whitethorn verdeggianti, rabbitbrush e cardi viola, api che ronzano tra i fiori. Gli alberi maestosi sono scomparsi, ma giovani piantine di cedro, pino, abete e altre specie spuntano tra la vegetazione, alte già trenta o sessanta centimetri. Nulla di tutto questo esiste nella proprietà privata di fronte a me. Nessun fiore, nessun insetto: solo una distesa artificiale di conifere piantate a mano, strette le une alle altre, alte meno di trenta centimetri. Perché? Perché, senza che molti lo sappiano, aziende di disboscamento e il Servizio Forestale statunitense stanno spruzzando quantità massicce di erbicidi nelle foreste della California – e in tutto il paese. E non si tratta di un qualsiasi erbicida, ma di glifosato, il principio attivo del famigerato Roundup.
Il glifosato: un killer silenzioso
Questa zona, un tempo paradiso di biodiversità, è oggi una delle aree più irrorate di pesticidi in California. Il Pacific Crest Trail, reso celebre dal film Wild con Reese Witherspoon, attraversa proprio questa terra avvelenata. Eppure, a cinque anni dal Dixie Fire, il paesaggio rimane un deserto chimico.
Le aziende di disboscamento e il Servizio Forestale statunitense utilizzano il glifosato per eliminare la vegetazione spontanea dopo gli incendi o i tagli raso. L’obiettivo? Favorire la crescita di nuove piantine di conifere, destinate alla produzione di legname. Ma il prezzo è altissimo: la distruzione degli ecosistemi locali, la scomparsa di specie protette e la contaminazione del suolo e delle acque.
Le conseguenze per l’ambiente e la salute
Il glifosato non uccide solo le piante indesiderate. È tossico per insetti impollinatori, uccelli e mammiferi. Studi scientifici hanno dimostrato che il suo uso massiccio è correlato alla diminuzione delle popolazioni di api e alla comparsa di resistenze nelle erbe infestanti. Inoltre, il glifosato è stato classificato come probabilmente cancerogeno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2015.
Le foreste della California non sono l’unico caso. In tutto il paese, milioni di acri di terreni pubblici e privati vengono trattati con questo erbicida, spesso senza che i cittadini ne siano a conoscenza. Le aziende forestali sostengono che si tratta di una pratica necessaria per gestire le foreste e prevenire gli incendi. Ma le alternative esistono: tecniche di gestione forestale sostenibile, come il fuoco prescritto o la piantumazione di specie native, potrebbero ridurre la necessità di sostanze chimiche.
«Stiamo trasformando le nostre foreste in deserti chimici, sacrificando la biodiversità e la salute pubblica per un profitto a breve termine.»
Cosa chiede la comunità scientifica e ambientalista
Associazioni ambientaliste come Earthjustice e Center for Biological Diversity chiedono da anni una moratoria sull’uso del glifosato nelle foreste pubbliche. Le richieste includono:
- L’abolizione immediata dell’irrorazione aerea di glifosato nelle aree naturali;
- L’adozione di metodi di gestione forestale sostenibile;
- Maggiore trasparenza nelle decisioni di utilizzo dei pesticidi;
- Sostegno alla ricerca su alternative non tossiche.
Anche alcuni stati, come l’Oregon, hanno già vietato l’uso del glifosato nelle foreste pubbliche. La California, invece, continua a essere uno dei principali utilizzatori di questo erbicida nel paese.
Il futuro delle foreste americane
La storia della foresta di Lassen è solo un esempio di ciò che sta accadendo in tutto il paese. Le foreste americane, custodi di biodiversità e polmoni verdi del pianeta, sono sotto attacco. Senza un cambiamento radicale nelle politiche di gestione forestale, rischiamo di perdere per sempre ecosistemi unici e specie in via di estinzione.
La domanda è: siamo disposti a sacrificare il nostro futuro per un modello di gestione forestale obsoleto e dannoso?