Un giudice federale del Tennessee ha dato il via libera alla prosecuzione di una causa intentata da uno studente di Vanderbilt, sospeso per presunte accuse di violenza sessuale mai provate. La sentenza, emessa dal giudice Waverly Crenshaw del tribunale distrettuale del Middle Tennessee, apre la strada a un processo contro l'università per negligenza e violazione dei diritti dello studente.

La vicenda riguarda Poe, uno studente maschio di Vanderbilt, che aveva pubblicato su Yik Yak affermazioni secondo cui un altro studente, Roe, avrebbe commesso violenze sessuali contro diverse donne. Tra i post citati nel documento giudiziario, spiccano frasi come: «Roe è uno stupratore» e «Mi ha dato una droga questa estate, ma non sono riuscito a dimostrarlo. Quando ne ho parlato con alcuni fratelli della sua confraternita, hanno cercato di farmi dubitare della mia versione».

Anche altri studenti, tra cui una studentessa di nome L.N., avevano pubblicato contenuti simili su Roe, definendolo apertamente «uno stupratore» e sostenendo di avere «esperienza personale» con lui. Queste affermazioni hanno portato l'università a intervenire, avviando un procedimento disciplinare contro Poe per tre violazioni del regolamento studentesco: condotta disordinata, molestie e impersonificazione di un rappresentante universitario.

Dopo che la sospensione di un anno è stata confermata anche in appello, Poe ha tentato il suicidio. La madre dello studente aveva già segnalato in precedenza all'università il grave rischio per la salute mentale del figlio, chiedendo di posticipare la comunicazione della decisione disciplinare. Nonostante ciò, l'ateneo ha proceduto senza adeguate precauzioni, limitandosi a pianificare misure di supporto psicologico solo dopo la richiesta della famiglia.

Il giudice ha riconosciuto che Vanderbilt non ha tenuto conto del rischio suicidario di Poe, nonostante le segnalazioni formali. Secondo la sentenza, l'università avrebbe dovuto valutare meglio le condizioni psicologiche dello studente prima di procedere con la sospensione, aprendo così la strada a una valutazione più approfondita delle responsabilità istituzionali.

Le accuse e la risposta dell'università

Poe era stato sospeso dopo che l'università aveva ricevuto segnalazioni relative ai suoi post su Roe. Tuttavia, la difesa dello studente si basa sul fatto che le accuse di violenza sessuale contro Roe non sono mai state provate e che i post di Poe erano espressioni di opinione, non di fatto. Inoltre, la madre di Poe aveva avvertito l'ateneo che una decisione negativa avrebbe potuto avere conseguenze gravi per la salute mentale del figlio.

Secondo quanto riportato nei documenti, il direttore delle procedure disciplinari di Vanderbilt, Bourgoin, aveva avviato un'indagine e convocato Poe per una chiamata in cui gli sarebbe stata comunicata la sospensione. Nonostante la madre avesse richiesto di posticipare l'appuntamento, l'università ha proceduto ugualmente, limitandosi a informarla della data e a offrire supporto psicologico durante la chiamata. Tuttavia, quando la chiamata è avvenuta, Poe ha mentito alla madre sulla data, sostenendo che sarebbe avvenuta il giorno successivo.

Le implicazioni della sentenza

La decisione del giudice Crenshaw rappresenta un passo significativo per lo studente, che ora potrà portare avanti la sua causa contro Vanderbilt. La sentenza sottolinea l'importanza di considerare le condizioni psicologiche degli studenti nei procedimenti disciplinari, soprattutto quando sono in gioco accuse gravi e potenzialmente dannose per la reputazione.

Il caso solleva anche questioni più ampie sul modo in cui le università gestiscono le accuse di violenza sessuale e le conseguenze per gli studenti coinvolti, sia come accusatori che come accusati. Mentre le istituzioni sono chiamate a proteggere gli studenti da comportamenti inappropriati, devono anche garantire che i procedimenti disciplinari siano equi e tengano conto delle vulnerabilità individuali.

Fonte: Reason