Le trattative internazionali per un accordo globale sullo shipping a zero emissioni hanno ripreso slancio dopo l’ultimo incontro dell’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) a Londra. Il quadro normativo per il net-zero, inizialmente previsto per l’approvazione entro la fine del 2025, era stato bloccato a causa delle pressioni degli Stati Uniti e di altri produttori di combustibili fossili, che ne chiedevano l’eliminazione del meccanismo di pricing del carbonio o addirittura l’abbandono totale.

Durante la riunione del Comitato per la Protezione dell’Ambiente Marino (MEPC84), tenutasi la scorsa settimana a Londra, i paesi hanno tentato nuovamente di raggiungere un’intesa. Mentre i contrari sostenevano di voler cercare un compromesso, sostenitori come Brasile, Unione Europea e stati insulari del Pacifico hanno sottolineato che il quadro normativo rappresentava già un equilibrio attento tra interessi diversi.

Una proposta alternativa, avanzata da Liberia, Panama e Argentina — paesi che rappresentano un terzo del commercio marittimo mondiale — ha di fatto eliminato il meccanismo di pricing del carbonio dal testo originale. Nonostante le divergenze, l’incontro si è concluso con la riaffermata volontà di trovare un consenso sulle emissioni del trasporto marittimo. Il quadro normativo è sopravvissuto ai negoziati e sarà sottoposto a nuova votazione nel dicembre 2026.

Le ragioni del ritardo nell’approvazione del quadro normativo

Già nell’aprile 2025, durante la riunione MEPC83 a Londra, i paesi avevano raggiunto un accordo su un quadro normativo per il net-zero, nonostante il ritiro degli Stati Uniti a metà dei negoziati. Tuttavia, a ottobre 2025, la proposta è stata bloccata a causa delle accuse di tattiche intimidatorie da parte dei negoziatori statunitensi.

Il quadro normativo avrebbe dovuto essere un piano operativo per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nel trasporto marittimo globale, fissato dall’IMO nel 2023. Questo obiettivo è cruciale poiché il settore, responsabile di oltre il 2% delle emissioni globali, non è attualmente coperto dagli accordi di Parigi.

Le principali opposizioni e le alternative discusse

Durante la settimana di negoziati nell’aprile 2025, la maggior parte dei paesi aveva approvato una proposta di compromesso che prevedeva:

  • Un meccanismo di tassazione delle emissioni (una sorta di carbon tax globale per il trasporto marittimo);
  • Un sistema di scambio di crediti per compensare le emissioni;
  • Obiettivi di riduzione dell’intensità delle emissioni: 4% entro il 2028, salendo al 30% entro il 2035;
  • Un obiettivo superiore che avrebbe portato a una riduzione dal 17% al 43% entro il 2035;
  • Sanzioni per le navi che non rispettano i limiti, con l’acquisto di unità di compensazione al costo di 380 dollari per unità.

Tuttavia, Stati Uniti, produttori di combustibili fossili e alcuni gruppi industriali hanno spinto per eliminare o ridurre drasticamente il meccanismo di pricing del carbonio, considerandolo troppo oneroso per il settore.

Le richieste dei sostenitori del quadro normativo

I paesi favorevoli all’accordo, tra cui Brasile, UE e stati insulari del Pacifico, sottolineano che il quadro normativo rappresenta già un compromesso equilibrato tra le diverse esigenze economiche e ambientali. L’eliminazione del meccanismo di pricing del carbonio, secondo loro, renderebbe l’accordo inefficace nel raggiungere gli obiettivi climatici prefissati.

La prossima votazione, prevista per dicembre 2026, sarà decisiva per stabilire se il settore dello shipping potrà finalmente intraprendere la strada verso la decarbonizzazione.