Nel 2017, dopo la morte di un manifestante durante il raduno suprematista Unite the Right a Charlottesville, molti membri dell’American Civil Liberties Union (ACLU) criticarono la sezione della Virginia per aver difeso il Primo Emendamento dei suprematisti bianchi organizzatori della protesta. Tra i dissidenti figurava Waldo Jaquith, che si dimise dal consiglio di amministrazione dell’ACLU Virginia.

In un’intervista con Slate, Jaquith sottolineò che «l’ACLU sceglie quali casi portare avanti». Aggiunse: «Non si vedrà mai l’ACLU occuparsi di casi legati al Secondo Emendamento, poiché è una parte della Costituzione che preferisce non difendere». All’epoca, questa affermazione sembrava inattaccabile: l’ACLU aveva sempre sostenuto che il Secondo Emendamento non garantiva un diritto individuale al porto d’armi.

Eppure, meno di otto anni dopo, l’organizzazione ha presentato un ricorso alla Corte Suprema per difendere proprio quel diritto. Il caso riguarda Ali Hemani, un texano accusato di possesso illegale di un’arma da fuoco perché consumatore abituale di cannabis. Hemani ha ammesso di possedere una pistola e di fumare marijuana più volte a settimana, circostanza che, secondo la legge federale, lo rende passibile di condanna per violazione del 18 USC 922(g)(3), che vieta ai «consumatori abituali di sostanze controllate» di detenere armi.

Tuttavia, il ricorso presentato alla Corte Suprema, al quale l’ACLU si è unito, sostiene che «il Secondo Emendamento impedisce al governo di perseguire Hemani secondo questa legge». Brandon Buskey, direttore del Criminal Law Reform Project dell’ACLU e uno degli avvocati firmatari del ricorso, ha dichiarato: «Questo è il primo caso in cui entriamo attivamente a difesa di un individuo che invoca il Secondo Emendamento. Ora che la Corte Suprema ha riconosciuto questo come un diritto fondamentale, lo consideriamo una questione cruciale di libertà civili».

La posizione dell’ACLU nel caso United States v. Hemani la pone sullo stesso fronte della National Rifle Association (NRA). Non è la prima volta che i due gruppi collaborano: l’ACLU ha già difeso i diritti del Primo Emendamento della NRA, come nel caso National Rifle Association v. Vullo del 2024. Tuttavia, questa è la prima volta che le due organizzazioni si uniscono per difendere i diritti sulle armi davanti alla Corte Suprema.

La scelta dell’ACLU nel caso Hemani rappresenta una svolta rispetto alle sue posizioni storiche. Fino a poco tempo fa, l’organizzazione sosteneva che il Secondo Emendamento tutelasse un diritto collettivo, legato alla milizia, piuttosto che individuale. In una dichiarazione ancora pubblicata sul suo sito a dicembre 2023, l’ACLU affermava: «Data la menzione di “una milizia ben regolamentata” e “la sicurezza di uno Stato libero”, l’ACLU ha sempre sostenuto che il Secondo Emendamento protegga un diritto collettivo, non individuale».

Fonte: Reason