Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, afferma di avere l’autorità di sanzionare il senatore Mark Kelly (D-Arizona), ex capitano della Marina militare, per dichiarazioni che ritiene «pregiudizievoli all’ordine e alla disciplina» delle forze armate. Questa tesi, al centro di una causa per violazione del Primo Emendamento intentata da Kelly, ha incontrato una forte opposizione durante l’udienza alla Corte d’Appello del D.C. Circuit dello scorso giovedì.
Hegseth chiede alla corte di revocare un’ordinanza provvisoria emessa il 12 febbraio dal giudice distrettuale Richard Leon, che gli ha impedito di procedere con azioni disciplinari nei confronti di Kelly. Tra queste, la possibile riduzione del grado e della pensione di ritiro del senatore, motivata da un video pubblicato l’11 novembre in cui Kelly, insieme ad altri cinque legislatori democratici, ha ricordato ai militari il loro dovere di opporsi a ordini illegittimi.
Il giudice Leon, nominato durante la presidenza Bush, ha stabilito che Kelly ha buone probabilità di vincere la causa, sostenendo che tali sanzioni violerebbero il Primo Emendamento. Durante l’udienza di giovedì in Kelly v. Hegseth, l’avvocato del senatore, Benjamin Mizer, ha definito le punizioni inflitte a Kelly «un esempio classico di ritorsione contro un discorso sgradito».
La lettera di censura inviata da Hegseth a Kelly il 5 gennaio, ha sottolineato Mizer, «ammette apertamente di mirare al senatore per le sue dichiarazioni pubbliche». Tra queste, la critica ai vertici militari per aver licenziato ammiragli e generali, l’accusa di circondarsi di «yes men» e la difesa della Costituzione. «Tutte affermazioni fatte da Kelly in qualità di membro delle commissioni Armed Services e Intelligence del Senato, con il dovere costituzionale di supervisionare le forze armate», ha aggiunto Mizer. «Il fatto che sia un veterano decorato con una pensione militare non dà a Hegseth il diritto di retaliargli per la sua espressione politica protetta».
Secondo Hegseth, invece, il segretario alla Difesa avrebbe questa facoltà. La sua argomentazione si basa sulla sentenza della Corte Suprema del 1974 in Parker v. Levy, che ha confermato una condanna a carico di un ufficiale in servizio per aver invitato pubblicamente i soldati a disobbedire agli ordini di schieramento durante la guerra del Vietnam. La Corte aveva sottolineato la «necessità fondamentale dell’obbedienza» all’interno della «società specializzata» delle forze armate, giustificando restrizioni alla libertà di parola altrimenti incostituzionali.
Il nodo centrale della vicenda Kelly v. Hegseth è se la logica di quella sentenza si applichi anche ai militari in pensione come il senatore, privandoli della libertà di esprimere opinioni che il segretario alla Difesa giudichi dannose alla disciplina militare. L’avvocato del Dipartimento di Giustizia, John Bailey, ha invitato la corte d’appello ad accettare questa tesi. Tuttavia, due dei tre giudici sembrano non inclini a equiparare Kelly al capitano Howard Levy, l’ufficiale dell’esercito la cui condanna fu approvata dalla Corte Suprema in Parker v. Levy.
La giudice Nina Pillard, nominata da Obama, ha sottolineato che Kelly, a differenza di Levy, non ha mai ricevuto un ordine diretto di disobbedire, né ha incitato i soldati a farlo. Inoltre, ha evidenziato come le dichiarazioni del senatore rientrino nel suo ruolo istituzionale di controllo sulle forze armate, una funzione sancita dalla Costituzione.