Un tribunale federale dà ragione al Texas: i Dieci Comandamenti non violano la Costituzione

Un tribunale federale d'appello degli Stati Uniti ha stabilito che la legge texana che impone l'affissione dei Dieci Comandamenti nelle aule scolastiche pubbliche non costituisce un atto di indottrinamento religioso. La decisione, resa pubblica martedì dalla Corte d'Appello del Quinto Circuito, conferma la validità di Senate Bill 10 (S.B. 10), una legge controversa che obbliga le scuole pubbliche del Texas a esporre poster con i Dieci Comandamenti in posizione visibile.

Cosa prevede la legge texana sui Dieci Comandamenti

Secondo S.B. 10, i poster devono essere di almeno 16 pollici di larghezza per 20 di altezza e devono riportare una versione specifica dei comandamenti. Le aule prive di poster possono, ma non sono obbligate, acquistare quelli conformi alla legge. Inoltre, le scuole devono accettare eventuali donazioni di poster che rispettino i requisiti imposti.

Le critiche e i ricorsi precedenti

La legge ha scatenato polemiche sin dal suo annuncio. Due giudici federali avevano già bloccato l'applicazione di S.B. 10 in 25 distretti scolastici, sostenendo che violava la separazione tra Stato e Chiesa. Uno di questi, il giudice federale Fred Biery, aveva sottolineato come la legge "superi il confine tra esposizione e coercizione", sottolineando l'assenza di una tradizione consolidata nell'uso dei Dieci Comandamenti nell'istruzione pubblica.

Tuttavia, la Corte d'Appello del Quinto Circuito ha ribaltato queste decisioni, affermando che S.B. 10 "non viola né la Clausola di Stabilimento né la Clausola di Libero Esercizio del Primo Emendamento". Secondo i giudici, la legge non impone alcuna pratica religiosa né obbliga gli insegnanti a promuovere i comandamenti. Gli studenti non vengono catechizzati né invitati ad adottare i principi esposti, e gli insegnanti non sono tenuti a rispondere alle domande degli alunni in merito, né a contraddire chi non condivide il messaggio.

"Per i ricorrenti, semplicemente esporre i bambini a un linguaggio religioso è sufficiente per trasformare i poster in strumenti di indottrinamento coercitivo. Noi dissentiamo."

Le motivazioni dei sostenitori della legge

Nonostante la sentenza, i sostenitori di S.B. 10, tra cui il senatore repubblicano Phil King, intendono andare oltre la semplice esposizione storica dei comandamenti. King, autore della legge, ha dichiarato in un'intervista a Todd Starnes che l'obiettivo è quello di "trasmettere valori morali" agli studenti, affermando: "Vogliamo che ogni bambino, dalla scuola materna alla dodicesima classe, ogni giorno, guardi quei poster e legga: 'Non uccidere, non rubare, non mentire'. Vogliamo che capiscano l'importanza di queste parole, che sono le regole di Dio".

Le reazioni delle associazioni per i diritti civili

Le organizzazioni che si oppongono alla legge, tra cui l'American Civil Liberties Union (ACLU) del Texas, hanno annunciato di voler presentare ricorso alla Corte Suprema. Secondo gli avvocati, la sentenza "contraddice principi fondamentali del Primo Emendamento e precedenti giurisprudenziali della Corte Suprema". L'obiettivo è tutelare i diritti religiosi di bambini e genitori, chiedendo alla Corte di intervenire per bloccare l'applicazione della legge.

Se il caso dovesse arrivare alla Corte Suprema, i giudici dovranno valutare se S.B. 10 sia coerente con la Clausola di Stabilimento dal punto di vista storico. Una decisione che potrebbe avere ripercussioni su tutto il dibattito statunitense in materia di separazione tra Stato e religione.

Fonte: Reason