Gli azionisti di Warner Bros. Discovery hanno dato il via libera alla fusione da 110 miliardi di dollari con Paramount Global, sancendo un primo passo fondamentale verso la creazione di un colosso dei media da 110 miliardi. Tuttavia, il percorso verso la conclusione dell’accordo si preannuncia ancora più complesso e ricco di ostacoli.
Mentre l’approvazione da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense (DOJ) è data per scontata dalla maggior parte degli osservatori, la fusione dovrà superare ulteriori valutazioni regolatorie da parte della Competition Markets Authority britannica e della Commissione Europea.
Un ulteriore elemento di incertezza deriva dalla richiesta di alcuni legislatori di Capitol Hill di avviare una revisione sulla sicurezza nazionale da parte del Comitato per gli Investimenti Esteri negli Stati Uniti (CFIUS). Questo a causa di un investimento da 24 miliardi di dollari proveniente da tre fondi sovrani del Medio Oriente, anche se Paramount ha assicurato che tale operazione non comporterà una revisione obbligatoria.
Ma sono soprattutto i procuratori generali statali a rappresentare la maggiore minaccia per la fusione. Dopo aver ottenuto importanti vittorie legali contro Live Nation e la fusione Nexstar-Tegna, molti oppositori del deal sperano in un loro intervento per bloccare l’accordo.
«L’approvazione degli azionisti è stata la parte più semplice», ha dichiarato Braden Perry, avvocato specializzato in regolamentazione, al TheWrap. «Le vere battaglie stanno per iniziare».
Le scadenze e le penali in gioco
Warner Bros. Discovery e Paramount puntano a concludere la fusione entro il terzo trimestre del 2025. Tuttavia, se l’accordo non dovesse essere finalizzato entro il 30 settembre, gli azionisti di WBD riceveranno un compenso aggiuntivo di 25 centesimi per azione per ogni trimestre di ritardo.
In caso di fallimento dell’operazione a causa di vincoli regolatori, Paramount pagherà a WBD una penale di 7 miliardi di dollari.
In una nota ufficiale, Paramount ha commentato:
«L’approvazione degli azionisti rappresenta un traguardo fondamentale verso il completamento dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery, dopo il successo delle operazioni di equity e debt syndication e i progressi nelle approvazioni regolatorie. Guardiamo avanti alla chiusura della transazione nei prossimi mesi e alla creazione di una nuova realtà nel settore dei media e dell’intrattenimento, che possa servire al meglio sia la comunità creativa che i consumatori».
L’opposizione in Hollywood: «Questa fusione non è ancora fatta»
Nonostante l’entusiasmo delle due società, migliaia di professionisti di Hollywood, sindacati e associazioni di esercenti cinematografici si stanno mobilitando per impedire l’accordo. Il Committee for the First Amendment di Jane Fonda ha dichiarato in una nota:
«Questa fusione non è un affare fatto e la battaglia è tutt’altro che finita».
I procuratori generali statali: una nuova arma contro le fusioni?
Sebbene molti analisti vedano l’approvazione del DOJ come un passaggio scontato, cresce l’attenzione sul ruolo dei procuratori generali statali. Le recenti vittorie legali ottenute da questi ultimi stanno alimentando ottimismo: solo la settimana scorsa, un tribunale ha stabilito che Live Nation e Ticketmaster operavano come un monopolio, dopo che oltre 30 procuratori generali statali hanno continuato la causa anche dopo la decisione del DOJ e di altri stati di accettare un accordo.
Pochi giorni dopo, un giudice federale ha bloccato la fusione Nexstar-Tegna, già completata dopo l’approvazione della FCC, infliggendo un’altra pesante sconfitta alle grandi corporation.
Queste vittorie hanno fornito ai procuratori generali uno schema operativo per aggirare le autorità federali e potenzialmente intentare una causa per bloccare la fusione Warner Bros.-Paramount.
Rob Bonta, procuratore generale della California, ha dichiarato a TheWrap che l’azione legale è ancora in fase di valutazione, ma ha lasciato intendere che non si esclude un intervento.