Un duello tra programmi per giudici: uno contro, uno a favore dell’industria fossile

Negli ultimi mesi, politici e operatori conservatori hanno attaccato il Climate Judiciary Project, un’iniziativa volta a formare i giudici sulla scienza climatica, accusandola di essere una cospirazione per influenzare le decisioni dei tribunali federali e spingerli a pronunciarsi contro le compagnie petrolifere.

Parallelamente, mentre le indagini congressuali si intensificano, un altro programma, strettamente allineato con l’industria dei combustibili fossili e con i conservatori del libero mercato, organizza un simposio per 150 giudici a Nashville, nel Tennessee. Il corso, gestito dalla Antonin Scalia Law School della George Mason University, si propone di educare i magistrati, ma con un approccio che privilegia gli interessi delle imprese americane e mette in discussione la validità della scienza climatica.

Il contesto: cause legali e attacchi alle politiche climatiche

Queste iniziative si inseriscono in un momento cruciale, caratterizzato dall’aumento di cause legali che cercano di attribuire alle compagnie petrolifere la responsabilità dei danni climatici. Allo stesso tempo, crescono gli attacchi contro le politiche climatiche e gli argomenti giuridici che le sostengono.

In aprile, ProPublica aveva rivelato che operatori politici vicini all’attivista conservatore Leonard Leo stavano coordinando una campagna in 11 Stati per approvare leggi che proteggano le aziende fossili dalla responsabilità per i danni climatici. Nelle ultime tre settimane, proposte simili sono state presentate sia alla Camera che al Senato a livello federale.

Indagini e ritrattazioni: la scienza climatica sotto attacco

La scorsa settimana, l’ufficio del procuratore generale della Florida ha avviato un’indagine sull’influenza esercitata dall’organizzazione che gestisce il Climate Judiciary Project, l’Environmental Law Institute, un gruppo indipendente di studi giuridici finanziato fino a poco tempo fa dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA).

Questi eventi seguono una campagna invernale per spingere il Federal Judicial Center, l’ente che pubblica i manuali tecnici per i giudici federali, a ritrattare un capitolo di circa 90 pagine dedicato alla scienza climatica nell’ultima edizione del suo manuale. Ventidue procuratori generali repubblicani hanno scritto al deputato Jim Jordan, presidente repubblicano della Commissione Giustizia della Camera, chiedendo un’indagine sul capitolo, accusato di essere influenzato da pregiudizi.

Nella lettera, i procuratori hanno sottolineato che gli autori del capitolo lavorano per il Sabin Center for Climate Change Law della Columbia University e hanno accusato Michael Burger, direttore esecutivo del centro, di essere vicino allo studio legale Sher Edling, che rappresenta diversi querelanti in cause climatiche. Hanno inoltre evidenziato che alcuni membri dello staff del Sabin Center collaborano con l’Environmental Law Institute e il Climate Judiciary Project.

Nonostante il capitolo fosse stato sottoposto a revisione paritaria e approvato sia dal Federal Judicial Center che dalle Accademie Nazionali di Scienze, Ingegneria e Medicina, il centro lo ha ritirato a febbraio. Il 28 aprile, Jordan ha fatto un ulteriore passo avanti, inviando lettere di accuse di parzialità, cospirazione e collusione a Burger, all’Environmental Law Institute e a Sher Edling. Jordan ha richiesto la consegna di comunicazioni private, ricevute, documenti sui finanziamenti e ha chiesto ai destinatari di sottoporsi a interrogatori.