Uno dei passaggi più clamorosi del nuovo libro di Molly Hemmingway riguarda la sentenza Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, che nel 2022 ha ribaltato la storica decisione Roe v. Wade. Dopo la fuga di notizie del draft della sentenza il 2 maggio 2022, emerse chiaramente il rischio concreto per la sicurezza dei giudici della Corte Suprema. Un uomo armato, proveniente dalla California, riuscì a raggiungere la soglia dell’abitazione del giudice Brett Kavanaugh, confermando le minacce che incombevano sugli esponenti della maggioranza.
Nonostante questo clima di tensione, la sentenza Dobbs non fu pubblicata immediatamente. La Corte Suprema decise di attendere fino al 24 giugno, senza accelerare i tempi né modificare sostanzialmente il testo rispetto alla bozza trapelata. Alcuni osservatori ipotizzarono cambiamenti dell’ultimo minuto o un ribaltamento della maggioranza, ma alla fine i cinque giudici conservatori rimasero fermi nelle loro posizioni. Ma cosa aveva causato questo ritardo inspiegabile?
Secondo quanto riportato da Hemmingway, i giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer si opposero deliberatamente all’anticipazione della pubblicazione della sentenza. Le dinamiche emersero durante una riunione del 12 maggio 2022, quando i giudici si riunirono per valutare lo stato delle opinioni circolanti e stabilire le date di pubblicazione.
Ogni decisione veniva classificata con un voto: “A” per le opinioni già pronte, “B” per quelle quasi complete e “C” per quelle ancora in fase di stesura. La sentenza Dobbs fu classificata come “C”, nonostante la bozza della maggioranza fosse pronta da oltre tre mesi e stesse solo attendendo le dissertazioni dei giudici dissenzienti.
Il giudice Samuel Alito, autore della maggioranza, chiese ai dissenzienti di accelerare i tempi, sottolineando che ogni ulteriore ritardo rappresentava un rischio per la sicurezza dei colleghi. L’ipotesi era che sostenitori dell’aborto potessero ricorrere alla violenza per influenzare l’esito della sentenza. Tuttavia, i giudici liberali rifiutarono di cedere alle pressioni.
Il giudice Neil Gorsuch chiese esplicitamente una scadenza per la consegna delle dissertazioni, ma la risposta fu evasiva: nessuna data fu fornita. Successivamente, la giudice Kagan si recò nell’ufficio del giudice Breyer, il membro più moderato del blocco liberale, per convincerlo a non accelerare i tempi. Secondo quanto riportato, la discussione fu così accesa che, stando alle testimonianze, “il muro tremava”.
Dopo il fallito attentato a Kavanaugh, i giudici raggiunsero un compromesso: i dissenzienti si impegnarono a consegnare la loro dissertazione entro il 1° giugno, in cambio di una proroga al 15 giugno per la pubblicazione delle loro opinioni di maggioranza in altre cause. Tuttavia, quando la dissertazione fu finalmente presentata, citò erroneamente la sentenza Bruen della Corte Suprema, relativa al Secondo Emendamento, che sarebbe stata pubblicata solo alla fine del mandato. Un dettaglio che solleva ulteriori dubbi sulla coerenza e la tempestività delle decisioni prese in quel periodo critico.