La Corte Suprema della Virginia ha emesso oggi una sentenza storica: con una votazione di 4 a 3, i giudici hanno dichiarato incostituzionale il referendum che avrebbe consentito il gerrymandering partitico dei distretti congressuali dello stato. La decisione, scritta dal giudice Kelsey, afferma che il processo legislativo utilizzato per approvare l’emendamento costituzionale violava l’Articolo XII, Sezione 1 della Costituzione della Virginia.
Secondo la maggioranza, la procedura seguita dal Parlamento statale ha reso nullo il referendum, invalidandone gli effetti giuridici. La sentenza conclude:
«Mentre la Commonwealth è libera di agire secondo la propria valutazione per il bene comune, lo Stato di Diritto richiede che ciò avvenga nel rispetto delle procedure costituzionali. La Costituzione della Virginia prevede un iter rigoroso, dettagliato e bilanciato per l’adozione di emendamenti costituzionali. Il rispetto rigoroso di queste norme è essenziale affinché le proposte ricevano la dovuta attenzione e valutazione.»
La Corte ha stabilito che il referendum del 2026, che avrebbe autorizzato il gerrymandering, è stato approvato in modo incostituzionale, poiché violava il requisito di intervento elettorale previsto dalla Costituzione. Di conseguenza, le mappe dei distretti congressuali attualmente in vigore, emanate dalla stessa Corte nel 2021 ai sensi dell’Articolo II, Sezione 6-A, rimangono valide per le prossime elezioni del 2026.
La maggioranza ha anche respinto l’argomento dello Stato secondo cui la Corte non avrebbe dovuto pronunciarsi prima del voto. I giudici hanno sottolineato che lo Stato aveva sostenuto in precedenza di non voler sottoporre la questione a revisione giudiziaria, affermando che, in caso di fallimento del referendum, non sarebbe stato necessario alcun intervento della magistratura. La Corte ha definito questa posizione come un ragionamento del tipo “testa vinco io, croce perdi tu”, una strategia spesso respinta dai tribunali per evitare il controllo giurisdizionale.
La posizione del giudice dissenziente
Il giudice capo Powell, nel suo dissenso, ha contestato la decisione della maggioranza, sostenendo che la Costituzione della Virginia è un testo “certo e immutabile”, la cui interpretazione può essere modificata solo dal popolo attraverso procedure democratiche. Powell ha criticato la decisione della maggioranza di ampliare il significato del termine “elezione” per includere anche il periodo di voto anticipato, in contrasto con le definizioni sia della legge statale che di quella federale.
Secondo il giudice dissenziente, la Corte d’appello aveva erroneamente interpretato la Costituzione e ha espresso il proprio disaccordo con la conclusione della maggioranza, secondo cui il Parlamento avrebbe violato le norme costituzionali.