Washington, D.C. — Per anni, ogni martedì il Dipartimento dell'Istruzione statunitense aggiornava una lista pubblica delle scuole e delle università sotto indagine per possibili violazioni dei diritti civili degli studenti. Un archivio fondamentale per giornalisti, genitori e associazioni, che permetteva di monitorare le indagini per discriminazione basata su disabilità, razza, origine nazionale o genere.
Poi, il 14 gennaio 2025, sei giorni prima dell’insediamento di Donald Trump per il suo secondo mandato, la lista è stata congelata. Da allora, non è più stata aggiornata. E oggi, a distanza di oltre un anno, rimane identica a quella della settimana precedente l’inaugurazione.
Le giornaliste Jodi Cohen e Jennifer Smith Richards, esperte di istruzione di lunga data, utilizzavano regolarmente questo archivio per il loro lavoro. «Ricevevamo segnalazioni su un distretto scolastico e controllavamo se fosse sotto indagine», ha spiegato Cohen. «Questi dati permettevano anche di individuare pattern: quali tipi di indagini venivano avviate e in quali zone».
Ora, senza un sistema trasparente per tracciare le attività dell’Ufficio per i Diritti Civili, giornalisti, associazioni di controllo e famiglie rischiano di rimanere all’oscuro delle priorità del dipartimento.
Le indagini sotto l’amministrazione Trump: focus su antisemitismo e discriminazione verso studenti bianchi
Già all’inizio del 2025, Cohen e Smith Richards avevano raccolto informazioni interne al Dipartimento dell’Istruzione. Scoprirono così che l’agenzia aveva ridotto drasticamente le indagini su alcuni tipi di discriminazione, concentrandosi invece su casi come l’antisemitismo, la partecipazione di atlete transgender nelle competizioni femminili e presunte discriminazioni verso studenti bianchi.
Mentre le segnalazioni di molestie razziali ai danni di studenti neri venivano ignorate, i casi relativi a studenti transgender venivano trattati con priorità assoluta. Le giornaliste hanno più volte richiesto aggiornamenti ufficiali e presentato richieste FOIA per ottenere documenti su nuove indagini, accordi con università e distretti scolastici, e comunicazioni con gruppi privati. Tuttavia, nonostante le promesse di trasparenza, il dipartimento ha fornito zero documenti.
ProPublica fa causa: il Dipartimento dell’Istruzione chiede l’archiviazione
A febbraio 2026, dopo oltre un anno di richieste senza risposta, ProPublica ha deciso di fare causa al Dipartimento dell’Istruzione per violazione del Freedom of Information Act (FOIA). L’agenzia, in una recente udienza, ha chiesto al giudice di respingere il caso, sostenendo di essere ancora impegnata nella ricerca di documenti «potenzialmente rispondenti» alle richieste.
«Sapere quali tipi di discriminazione vengono perseguiti è fondamentale per la nostra democrazia», ha dichiarato un portavoce di ProPublica. «Quando un’agenzia pubblica smette di fornire informazioni essenziali, l’unico strumento rimasto è la legge».
La causa solleva questioni cruciali sulla trasparenza governativa e sul diritto dei cittadini di accedere a informazioni pubbliche. Per giornalisti e ricercatori, ottenere documenti tramite FOIA può essere un processo lungo e costoso, con risultati incerti. In questo caso, il dipartimento ha impiegato oltre un anno per fornire nulla.
«Questo caso dimostra come l’opacità delle istituzioni possa ostacolare il controllo democratico. Senza dati accessibili, è impossibile valutare se le politiche pubbliche stiano davvero proteggendo i diritti degli studenti».
— ProPublica